Antonio Incalza ha dieci anni, viene da Napoli e in Gomorra – Le Origini è Fucariello: un orfanello che rincorre guai, sogni e qualcosa da mettere sotto ai denti. È il più piccolo del cast, ma anche uno dei cuori pulsanti del prequel Sky Original che dal 9 gennaio riporta lo spettatore alle radici dell’epopea crime firmata da Roberto Saviano, Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, con la regia e la supervisione di Marco D’Amore.
Cresciuto artisticamente nella PM5 Talent di Peppe Mastrocinque, dopo un primo passaggio al cinema con Il Treno dei Bambini, Antonio si affaccia alla serialità con una consapevolezza sorprendente per la sua età: sa stare su un set, sa ascoltare, sa raccontarsi. In questa intervista ci accompagna dentro il suo esordio “da grande”, tra provini superati, set vissuti come una seconda casa, amicizie improvvisate, polipo all’insalata e un sogno chiarissimo: continuare a recitare, ovunque lo porti la storia da raccontare. Perché a volte il talento non fa rumore. Cammina piano, ma arriva lontano.
Com’è stato per te entrare nel set di Gomorra – Le Origini? Cosa ti ha stupito di più di quel mondo “da grandi”?
«È stata una bella esperienza, soprattutto perchè è anche la mia prima volta da attore protagonista di un progetto così importante. La cosa che mi ha stupito di più è vedere tre visuali diverse: la prima, quella di un gruppo di ragazzi spensierati, la seconda di Angelo 'A Sirena e i suoi amici che lavorano come schiavi e la terza, quella di Domenico Nunziante, detto 'O Paisano che sta in prigione».
Fucariello ha fame, guai e una banda di amici inseparabili. A scuola e nella vita, chi sono i tuoi “inseparabili” e che avventure fate insieme?
«Nella vita non ho degli amici inseparabili, ma ho un buon rapporto con mio zio Giuseppe che è un ragazzo di 15 anni, al quale sono molto legato. Insieme giochiamo a calcio, facciamo scherzi, insomma, ci divertiamo molto».

Hai detto che ti piace mangiare quanto lui, qual è il piatto che ti avrebbe fatto dire “ok, accetto il ruolo” anche senza provino?
«Sì, mi piace molto mangiare, lo farei sempre (ride n.d.r). Il piatto che mi piace mangiare di più è sicuramente il polipo all’insalata».
Essere il più piccolo del set è un superpotere o una sfida? Come ti hanno trattato gli altri attori e la troupe?
«Nessuna delle due cose. Tutto è avvenuto in maniera causale: mi sono sottoposto a dei provini, li ho superati e sono stato scelto per questo ruolo. Mi hanno trattato molto bene e mi hanno coccolato molto proprio perché ero il più piccolo».
Dopo Gomorra, se potessi scegliere tu il prossimo progetto, cosa ti piacerebbe fare? Cinema, un’altra serie, teatro… o magari qualcosa di totalmente diverso?
«Dopo Gomorra mi piacerebbe fare cinema e magari una serie di fantascienza. Recitare è la mia passione, quindi qualsiasi progetto sarà ben accetto».
Studi recitazione alla PM5 Talent: qual è la cosa più preziosa che hai imparato lì, quella che senti ti ha reso pronto a mettere piede su un set vero?
«La cosa più preziosa che ho imparato è il saper recitare, il saper stare su un set e avere rispetto per gli altri compagni di avventura».

Sei passato dal cinema con Il Treno dei Bambini alla serialità con Gomorra – Le Origini: come cambia per un attore così giovane raccontare storie diverse fra loro?
«Cambia l’approccio con il ruolo che si interpreta, cambiano gli stili narrativi che sono diversi dal cinema alla serialità e cambia anche la durata delle riprese, che sicuramente per una serie sono periodi più lunghi».
Hai solo dieci anni e già sai “cosa vuoi fare da grande”: com’è nata questa certezza? Arriva da un gioco, da un sogno…
«Arriva da un sogno che è nato quando ho fatto il provino per Il Treno dei bambini. In quel momento ho capito che questo mondo potesse essere il mio futuro».
Quali sono i tuoi hobby? Cosa fai nel tempo libero, sport, leggi…
«Gioco a calcio, mangio e vado a scuola di recitazione».