Gino Paoli, senza fine: storia di un poeta imperfetto

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Gino Paoli, senza fine: storia di un poeta imperfetto

Foto di Ciro Serrapica
Era burbero, scontroso, musone e ligure. Insomma: un magnifico impertinente.
Gino Paoli si è spento a 91 anni: la famiglia, per riservatezza, non ha diffuso dettagli, ma il maestro già dall’inizio del 2025 combatteva con una labirintite che lo aveva portato lontano dal palco e che spesso lo costringeva a letto per intere giornate.
Apparteneva alla scuola dei cantautori genovesi, in Italia, per me, la prima in assoluto. Parliamo di Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André. Insomma, quel cantautorato che dovrebbe essere il nostro patrimonio musicale contemporaneo, da esaltare sul piano internazionale, ma che purtroppo non riusciamo nemmeno a valorizzare noi stessi.
E sì, una scuola che non aveva nulla da invidiare alla rivoluzione di Bob Dylan, ma che in Italia ha sempre trovato poca fortuna, macchiata da una costante esterofilia.
Per raccontare Paoli non basta la cronaca di una vita, ma quella di un secolo, perché, riavvolgendo il nastro, il maestro ha attraversato tutto il ’900. Nato nel 1934, si impose con Sassi nel 1963: da lì partì una lunga carriera, scrivendo e interpretando oltre 200 canzoni, tra cui Il cielo in una stanza, La gatta, Che cosa c’è, Senza fine, Sapore di sale, Una lunga storia d’amore, Quattro amici.
Sul piano discografico, la sua produzione è altrettanto imponente: dagli esordi con album come Gino Paoli (1961) e Le canzoni di Gino Paoli (1962), fino a lavori maturi come I semafori rossi non sono Dio (1974) e Il mio mestiere (1987). Negli anni Duemila ha saputo rinnovarsi con progetti raffinati come Appropriazione indebita (2007) e Storie (2009), fino agli incontri con il jazz, tra cui Due come noi che… (2012), e alle collaborazioni con Danilo Rea, che hanno dato nuova veste al suo repertorio storico.


La madre era pianista, lo aveva educato al bello; lui, invece, era un esistenzialista e, nel 1963, si sparò una pallottola nel petto, rimasta conficcata a pochi centimetri dal cuore per tutta la vita. Un poeta tormentato e timido, con amori grandi, come Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli. Un padre nobile della canzone senza aver mai desiderato di esserlo. Comunista in Parlamento tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, ma mai ortodosso, mai bloccato in uno schema: sempre libero e irriverente.
Un viaggio straordinario il suo, capace di resistere anche alla superficialità di questo tempo, arrivando ai giovanissimi che lo cantano ancora, lo conoscono, lo apprezzano, dedicano le sue canzoni alla persona amata.
Un anarchico che, nell’ultima fase della sua vita, seppe magistralmente raccontarsi nella sua biografia Cosa farò da grandeI miei primi 90 anni edita da Bompiani.
Paoli è stato il simbolo di un’emotività diretta e temperata, autentica e armonica. Le sue canzoni, così semplici e precise, hanno fatto la storia della nostra musica; la sua voce nasale e imperfetta lo ha reso immortale.
E sì, perché in lui non c’era l’artista, ma lo scrittore: cantore per esigenza più che per sfoggio di sé, amante della tensione più della certezza, maestro di dubbi e artigiano dell’amore.

Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, nel rispetto della volontà della famiglia, che vuole mantenere il riserbo sul luogo della cerimonia, che non sarà aperta al pubblico e forse dovrebbe tenersi nella giornata di giovedì, alla presenza dei soli familiari.

La sua scomparsa ha generato un’onda emotiva immediata. I social si sono riempiti di parole, ricordi, frammenti.
Renato Zero ha scritto: «Non sbagliano quando li chiamano “I Padri della Musica". Quando imprimono eternità ad un pensiero, catturandolo e rendendolo eterno ed accessibile a tutti.  Così come conferendo energia ed emozionalità a sette note, altrimenti: ingiustamente,  "orfane".  Gino Paoli mancherai a questa famiglia di gitani e sognatori. Ma anche il tuo silenzio sarà musica e poesia. Uno dei tuoi alunni: Renato Zero».

Cristiano De André lo ha ricordato come «uno dei giganti della musica italiana: un artista dal cuore immenso, capace di scrivere canzoni che hanno anticipato i tempi e segnato intere generazioni. Grande amico di mio padre, è stato una presenza familiare fin da quando ero bambino. La sua sensibilità, la sua eleganza e la sua voce resteranno per sempre nella nostra memoria. È una perdita immensa, non solo per la musica, ma anche per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino. Oggi è un giorno davvero triste».

Zucchero Fornaciari ha scelto poche parole, ma definitive: «Un buco nell’anima».

Luciano Ligabue lo ha definito: «Grande cantautore. Fuori dagli schemi. Ci lascia bellissime canzoni».

Pacifico ha scritto forse l’immagine più potente: «Che canzoni meravigliose, irripetibili, che lascito. Non so se si può imparare da quelli così bravi, magari bastasse studiarli… Si può però tentare di evocarli, immaginarseli accanto, al pianoforte, “… Come farebbe qui Gino…”. Siamo tutti fortunati ereditieri, ricchi sfondati di musica e parole magnifiche».

Anche il Club Tenco lo ha ricordato in una nota: «Il Club Tenco apprende con profonda commozione la scomparsa di Gino Paoli, tra le voci più intense e significative della canzone d’autore italiana. Gino Paoli fu uno dei più importanti protagonisti di una generazione meravigliosa che fece iniziare tutto. Da Genova a Milano, alla casa discografica Ricordi si creò – tra gli anni Cinquanta e i Sessanta – il primo nucleo culturale che consapevolmente trattava la canzone come arte di livello raffinatissimo: nella sapienza dell’unione tra musica e parole, nella scrittura che unisce una poetica, uno stile e una visione del mondo personale attraverso questo linguaggio. La faceva diventare “d’autore”. Il suo legame con il Club Tenco è stato profondo e continuo sin dalle origini: nel 1974, in occasione della prima edizione della Rassegna della Canzone d’Autore, ricevette il Premio Tenco alla Carriera. Nel 1984 la sua “Averti addosso” ottenne la Targa Tenco come Migliore Canzone, e nello stesso anno fu omaggiato per “25 anni di canzoni” con un concerto dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo. Paoli ha inoltre partecipato più volte al Premio Tenco come ospite, nelle edizioni del 1978, 1980, 1985, 1986, 1990, 1993, 1996, 2001, 2002, 2006 e 2007, testimoniando nel tempo una vicinanza autentica e mai interrotta. Gli amici del Club Tenco lo ringraziano per l’enorme disponibilità con la quale rispondeva sempre, sin dai primissimi inviti da parte di Amilcare, con cui si instaurò un profondo legame.
In questo momento di grande tristezza, ci uniamo al dolore dei familiari, degli amici e di tutti coloro che lo hanno amato. Il suo esempio e le sue canzoni continueranno a vivere, accompagnandoci nel tempo
».