Al 76° Festival di Sanremo, Arisa torna con un brano che è insieme confessione e metamorfosi. Magica favola, già tra i cinque più votati dalla Sala Stampa nella prima classifica, è un racconto emotivo che attraversa le età dell’amore, dalla tenerezza infantile alle disillusioni adulte, fino alla ricerca di una pace possibile. Un percorso che confluirà nel nuovo album Foto Mosse, in uscita in primavera.
Il pezzo, scritto dalla stessa Arisa con collaboratori fidati, ha la forma di una memoria che si riaccende: bambole, primi baci, la passione che “si confonde col dolore”, il bisogno di tornare tra le braccia dei genitori, la stanchezza che segue le tempeste sentimentali. Ma al centro resta una presenza luminosa: la bambina interiore, “pura”, che continua a vedere la magia nella vita. È qui che la canzone si apre, trasformando la biografia in favola e la fragilità in possibilità.
Il videoclip, diretto da Silvia Violante Rouge, amplifica questa dimensione: un ritorno a sé che va dalla strada alla casa, dall’esterno all’interiorità, in un mosaico di gesti quotidiani e silenzi. L’immagine di Arisa che rientra, che si ricompone, è la stessa del brano: la rinascita come gesto minimo, domestico, quasi segreto.
Magica favola lavora su due simboli forti: l’oceano e l’arcobaleno. L’oceano è l’amore come spazio sconfinato, dove ci si perde e ci si ritrova (“Io navigavo con te”); l’arcobaleno è la fine delle polarità, non più bianco o nero, ma una gamma interiore che include tutto: ferita e cura, passato e presente, bambina e donna. La frase “la bambina ritorna innocente” non è regressione, ma integrazione: accogliere ciò che siamo stati per non temere più ciò che siamo diventati.
C’è anche un gesto di disarmo emotivo: “Chiudi gli occhi amore / o ti presto gli occhiali da sole”. Come dire: la realtà può accecare, ma si può imparare a guardarla con dolcezza. Per oggi, la vita è “una piccola magica favola”: non evasione, ma sospensione del giudizio, tregua. E in quel tempo sospeso, la protagonista non ha più paura “nemmeno di me”: è l’auto-riconciliazione, forse la più difficile.

Nella serata dei duetti, Arisa interpreterà Quello che le donne non dicono con il Coro del Teatro Regio di Parma: scelta coerente con il filo tematico della sua proposta sanremese, tutta centrata sulla complessità femminile.
Dopo il Festival, due concerti-evento, il 22 maggio al Teatro Brancaccio di Roma e il 29 maggio al Teatro Lirico di Milano, offriranno un ascolto ravvicinato del nuovo repertorio insieme ai classici: “Sincerità”, “La notte” e “Controvento”.
Con Magica favola, Arisa non cerca l’effetto: cerca il vero. E nel farlo, consegna a Sanremo una canzone che non chiede di essere capita subito, ma di essere abitata. Come quelle storie che da piccoli ci facevano paura e poi, crescendo, abbiamo riconosciuto come nostre. Qui, l’arcobaleno non è in cielo: è “qui dentro di me”. E basta questo per cambiare il finale.