Ornella Vanoni sull’amore omosessuale: “Festeggiare e non giudicare” Pacifico al Bellini di Napoli

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Ornella Vanoni sull’amore omosessuale: “Festeggiare e non giudicare” Pacifico al Bellini di Napoli

Al Teatro Bellini di Napoli, fino al 25 ottobre va in scena Diario sentimentale di una donna libera – Ornella Vanoni. Le parole, la musica, per la regia di Gabriele Russo, con Pacifico, la voce di Simona Boo e il pianoforte di Alessandro Gwis, coordinamento artistico di Gianmarco D'Alessandro. Produzione Savà Produzioni Creative e Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.
Lo spettacolo nasce dal legame personale e professionale degli ultimi anni tra Pacifico e Ornella Vanoni, nonché dalla biografia Vincente o perdente che lo stesso autore ha scritto raccogliendo i ricordi della cantante e che lei preferiva chiamare il suo “diario sentimentale”. 
Vincente o perdente, senza punto di domanda, come ha voluto Ornella, è una sorta di celebrazione dell'identità e della libertà di essere se stessi. Ornella era nota, naturalmente, come cantante dalla voce molto particolare ed espressiva, ma anche per la sua sfrontatezza e sarcasmo nell'esprimere le proprie opinioni sulla vita, l'amore, e su qualunque argomento, richiesto o no. 
Lo spettacolo inizia con Simona Boo che entra in punta di piedi, quasi a chiedere permesso, e il gesto dice molto: la sua non è una controfigura ma un omaggio e accenna le note della canzone Tristezza (Per favore vai via). La voce calda e poetica di Simona si snoda attraverso lo spettacolo, interpretando senza imitarla.
Entra, poi, Pacifico e parte da sé, bambino che gioca con le macchinine sul pavimento e smette di giocare ogni volta che in televisione compare quella voce, «melodiosa, inconfondibile, diversa». Da lì il racconto si sposta nel salotto milanese di Largo Treves, tra le telefonate notturne, gli abbracci che non finivano mai e il profilo di lei che fissava il muro. 
Il ritratto è fatto di aneddoti. C'è il sessantesimo compleanno di Pacifico, accolto con un «Ma va a cagare!» che è anche una lezione sulla vecchiaia. C'è l'abito trasparente al pranzo di famiglia, e la sosta d'urgenza nel giardino di una villa perfetta, giustificata con l'idea di aver «fertilizzato» l'albero. C'è la morte ribattezzata «la noiosa», trattata con l'umorismo che Ornella usava contro ciò che le faceva più paura. 


Detestava il Natale: «Terribile, con tutta sta farsa della felicità pretesa, dovuta, quando intorno a una tavolata, si odiano tutti… e vomitano tutto il fiele raccolto per anni, dicendosi le peggio cose, si prendono per i capelli» e seguitava: «Poi queste lucine intermittenti, questi pupazzi di Babbo Natale orrendi appesi, impiccati al balcone…». Il pubblico ride, e proprio per questo colpisce di più quando il tono cambia: il rapporto mai sanato con il figlio, l’«ochino» che Ornella aveva sentito dal figlio e lei ripeteva senza capirne il linguaggio, quel buco di dolore che non ha mai nascosto.
Pacifico alterna questa leggerezza alla storia, e attorno a Ornella si affollano i fantasmi di una generazione: Gino Paoli e l'amore clandestino con il cucinino pieno di fumo, Strehler e il Piccolo, Jannacci, Gaber, Mina. Ne esce una Milano degli anni Cinquanta e Sessanta, operosa e affamata di futuro, e una donna che non ha mai chiesto permesso a nessuno. 
«Sai ho tanti amici omosessuali, lesbiche, arcobaleno, lgbtq, fin qui poi mi perdo in tutte queste sigle. Sono fortunata, sarei molto più povera senza di loro, che poi non ho mai capito perché sto così simpatica ai gay. Boh!» e ancora sull’amore omosessuale: «L'amore è una fortuna che non ti capita, e quando capita va festeggiata, non giudicata». “Festeggiare e non giudicare. Ornella, in una frase”, dice Pacifico durante lo spettacolo.
“Mi sono affidata a Pacifico, che ha una sensibilità rara. Non deforma quello che dico, semmai lo migliora” ha detto Ornella in un’intervista a Rolling Stone Italia.
Simona Boo, accompagnata al pianoforte da Alessandro Gwis in un'intimità da salotto, come quello di casa Vanoni, passa da Rossetto e cioccolato a Ti lascio una canzone da Vai, Valentina a L'appuntamento e alcuni duetti anche con Pacifico: Senza fine, Senza paura e il finale di Un sorriso dentro al pianto. Nel mezzo ci sono Ma mi…, la famosa canzone che la portò al successo come ‘cantante della mala’, Io so che ti amerò e Domani è un altro giorno. 
Le canzoni arrivano sempre dentro il racconto, mai come pausa: Rossetto e cioccolato risponde alla golosità di Ornella, Ti lascio una canzone accompagna il discorso sul congedo. Spazio anche a E Del Mio Cuore, scritta da Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, per l’album Una bellissima ragazza (2007).

Ornella Vanoni_ph Marinetta Saglio _Photomovie

La serata si chiude con una specie di elenco affettuoso: le passeggiate notturne, il cappottino azzurro di Parigi, gli amici, le litigate, lo champagne, il bambino finalmente abbracciato da uomo. Poi arriva la frase che riassume Ornella: «ho avuto una vita difficile, dolorosa, ed era bellissima». Con Un sorriso dentro al pianto il teatro intero sembra cantare con lei. Uno spettacolo semplice e sincero, con la regia di Gabriele Russo che sceglie la sobrietà e lascia la scena alla parola e alla voce. Pacifico è narratore generoso e autoironico, Simona Boo un'interprete rispettosa e convincente. Per chi ha amato la Vanoni è una serata di commozione e di risate e mette in luce la sua versatilità artistica e privata. Per chi la conosceva meno è un modo ottimo per capire perché sia stata così unica.