C'è chi vince e chi festeggia in silenzio, quasi incredulo. Fulminacci appartiene alla seconda categoria. Filippo Uttinacci, questo il suo nome anagrafico, ha lasciato il palco dell'Ariston di Sanremo 2026 con due premi tra le mani: il Premio della Critica "Mia Martini", votato dai giornalisti accreditati tra stampa, radio, tv e web, e il Premio Assomusica per la migliore esibizione live del festival. Una doppietta che, unita al settimo posto in classifica generale, «sorprendente» anche per lui stesso, consegna a questo cantautore romano un'edizione difficile da dimenticare.
In conferenza stampa di sabato mattina scorso, Fulminacci non si è sottratto a nessuna domanda. Anzi, si è raccontato con quella leggerezza ironica che caratterizza anche la sua musica: la scaramanzia sovvertita, i voti alti in condotta grazie a una «strategia geniale», il cappuccino da Ruschena appena tornato a Roma. E poi, in mezzo a tutto, quel momento di pura emozione quando ha dedicato il Premio della Critica a sua madre.
Il Premio della Critica "Mia Martini", istituito nel 1982 e tra i riconoscimenti più prestigiosi del festival, è andato a Stupida Sfortuna, brano scelto dalla giuria dei giornalisti come il più meritevole artisticamente di questa edizione. Alle spalle di Fulminacci si sono classificati Ermal Meta con Stella, stellina e Levante con Sei tu.
Quando gli è stato chiesto di commentare il riconoscimento, Fulminacci ha risposto con parole semplici, quasi scarne, quelle di chi è travolto dall'emozione:
«È una vittoria importantissima, un sogno, fin da quando ero bambino. Sono davvero felice. Anche il mio settimo posto mi ha sorpreso positivamente, quindi sono contento. Oggi, e anche ieri sera, non mi venivano parole intelligenti per parlare di quello che è successo: solo emozioni basiche. Vi ringrazio, dal cuore, e basta».
E quando qualcuno gli ha chiesto se fosse deluso per non aver vinto la gara principale, la risposta è arrivata fulminea, come suggerisce il nome d'arte:
«Ma come deluso? Ho vinto. È il premio più bello che potessi prendere. E lo dedico a mia madre».
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La settimana più bella: scaramanzia sfidante e sorrisi nascosti Stupida Sfortuna porta nel titolo una contraddizione, e Fulminacci ha vissuto questa settimana sanremese proprio cercando di ribaltare ogni superstizione. Alla domanda sulla scaramanzia, ha risposto con un aneddoto che ha fatto ridere la sala:
«Mi sento davvero tanto fortunato, perché è stata una settimana stupenda. Mi sono divertito ogni giorno: giornate piene, ma sempre col sorriso. Ogni serata è andata meglio della precedente. Il pezzo sta piacendo tantissimo. Tutte le persone che incontro mi dicono che ne sono innamorate, la sanno tutti. Sono davvero contento e questo non è mai scontato, soprattutto in un contesto in cui non c'è solo il pubblico che già mi conosceva. Quindi non potrei essere più soddisfatto. Come riti scaramantici, in realtà, sto adottando la tecnica dell'anti-scaramanzia. Mercoledì sera, prima di esibirmi, sono passato addirittura sotto una scala. Sto cercando di sfidare la scaramanzia perché, per esperienza personale, ho capito che purtroppo i rituali non funzionano. Almeno su di me. Se funzionassero, farei tutti i rituali del mondo».
Sul fatto di non sorridere mai durante le esibizioni, un'osservazione ricorrente tra chi lo segue, Fulminacci ha chiarito:
«Non sorrido mai sul palco? Ma dentro di me rido sempre. E durante tutte le giornate rido costantemente. Sono davvero contento in questi giorni».
Quest'anno Fulminacci ha colpito anche per il look: cravatte, eleganza ricercata, un'aria da altri tempi. Nessuna casualità, ha spiegato:
«Mi piace essere a Sanremo con una sorta di codice estetico che associo, personalmente, a Sanremo. Mi piace l'idea di essere elegante a Sanremo, di essere anche un po' vintage quest'anno, perché credo che sia davvero il brano che porto. A livello di arrangiamento, nel modo in cui canto, nella scrittura... Quindi sì, mi sono divertito a raccontare anche esteticamente questa canzone. È una scelta consapevole».
Qualcuno gli ha però ricordato il suo stile abituale, quello che lui stesso aveva definito in passato "radical trekking". Risposta immediata:
«Radical trekking per qualche giorno era stato un ipotetico titolo del mio quarto disco. Da dopodomani torno radical trekking, a mangiare il cappuccino e il cornetto da Ruschena, che è un bar vicino a casa mia. Assolutamente fondamentale. Quel look da tecnico, con tutto attaccato alla cintura, mi piace moltissimo: la comodità, il comfort, l'antipioggia, le scarpe da arrampicata... è bellissimo. Però devo dire che con questo festival mi sono abbastanza abituato alla cravatta e alla camicia, e mi ci trovo anche bene. Il problema è che questi vestiti, per la maggior parte, non sono miei. Quindi... regalatemi qualcosa».
È Stupida Sfortuna una canzone generazionale? Fulminacci ci ha riflettuto ad alta voce:
«Secondo me sì, anche perché la canto io, che appartengo a una generazione non più adolescenziale. Ma probabilmente è così, perché c'è questo sentimento diffuso di disillusione, unito però alla voglia di leggerezza. Sempre allo stesso tempo. È il mondo che stiamo vivendo adesso. Io mi sento davvero fortunato a preoccuparmi per questo lavoro: a volte mi fermo a pensare che nella vita ho l'ansia per il fatto di fare canzoni, e che gestire bene questo lavoro è la più grande fortuna che mi possa capitare. Vivo questa leggerezza, mentre nel mondo succedono cose terribili, e mi sento anche in colpa. Cantare "Stupida Sfortuna" con un leggero balletto è quello che stiamo facendo tutti noi oggi: stiamo un po' surfando, cercando di accettare delle situazioni, cercando di sorridere, anche se, secondo il mio collega giornalista, ancora non ci sono riuscito. Ma questa sera rido tutto il tempo. Ve lo giuro: me la lego a dito».
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Sul recupero della tradizione cantautorale italiana, i vinili che tornano a vendere più dei CD, le polaroid, i concerti sempre più affollati, Fulminacci ha offerto un'analisi lucida:
«Secondo me c'è una corrente di recupero. Basti pensare che i vinili si vendono più dei CD: è comunque questo l'indicatore. Le polaroid le scattiamo noi, il che è incredibile. Ma ci piace il fatto che le foto siano di carta, e le consideriamo speciali proprio perché non sono in formato digitale, non sono di tutti: sono solo nostre, le abbiamo in cameretta. Negli ultimi anni è anche aumentata l'affluenza ai concerti. Sono tutte cose che vanno contro la tecnologia, ma vanno verso l'umanità, nonostante il progresso. Questo guardarsi un po' le spalle in modo sano, per me è una cosa bella. Non bisogna farlo in modo sbagliato: c'è nostalgia e nostalgia, no?».
Un retroscena inaspettato ha animato la conferenza: Eddie Brock aveva raccontato che Fulminacci era il più bravo della classe. Lui ha confermato, con metodo:
«Non essendo mai stato in classe con Edoardo, non conosco la sua media di voti. Però era comunque uno un po' più fumantino, se vogliamo usare questo termine, rispetto a me. Io non scherzavo, ma sicuramente avevo voti più alti in condotta, perché avevo una strategia geniale: mi mettevo sempre al primo banco, studiare poco, risultare molto educato. Stavo lì, i professori dicevano: "Vabbè dai, quel poveraccio non parla con nessuno, è attento tutto il giorno, magari mettiamolo un voto più alto". È una strategia che consiglio ai giovani d'oggi. La professoressa di inglese era la mitica Patrizia Caronna, la madre di Briga, un personaggio fondamentale per la mia formazione. Sono uscito con 75 alla maturità. Onesto».
Sul futuro artistico di Fulminacci, quello a lungo termine, quello che si costruisce negli anni, è intervenuto anche il suo manager, che lo segue da otto anni:
«Sono otto anni che va avanti, ed è ancora l'inizio della carriera. Questo è il suo quarto disco. Non abbiamo mai visto Filippo come un fenomeno passeggero: è un artista. Dal momento in cui ho ascoltato i suoi provini in un'auto a Roma nel 2018, ho pensato: abbiamo un piccolo alieno. C'è qualcosa di particolarmente diverso rispetto a quello che mi arrivava, come attitudine, come capacità ed intelligenza espressiva. Trattiamo ogni periodo della sua carriera come una stagione di un film. Filippo è un artista che non guarda i numeri, si fida molto e fa soltanto la sua musica, la sua canzone. È un artista che scandisce il tempo indirettamente, tra classifiche e Sanremo, perché viviamo in questo periodo storico e non possiamo fingere di non farne parte. Alla fine, però, credo che abbia sempre dimostrato di dare priorità all'album piuttosto che al singolo, al concerto piuttosto che ai social. Una carriera, un percorso. A volte mi permetto di pensare che quello che può sembrare strano o speciale sia semplicemente bello, il posto giusto, il momento giusto».
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Il 13 marzo uscirà Calcinacci, il quarto disco di Fulminacci. Poi parte il tour. Lui ha riassunto il calendario con il gusto per le rime che lo contraddistingue:
«Dopo il festival tantissime cose: l'uscita del mio disco Calcinacci — il mio quarto disco, che a me piace molto, spero anche a voi, poi c'è il tour Palazzacci... e poi ho finito le rime, sarebbero solo parolacce le altre. E poi abbiamo il tour estivo».
Il Premio Assomusica per la migliore esibizione live è stato assegnato proprio in virtù della straordinaria prova sul palco di quest'anno, e in proiezione dei festival estivi e dei concerti che lo attendono. Un riconoscimento che premia non solo la performance televisiva, ma l'artista dal vivo nella sua interezza.