Music & Theater

Vuccirìa Teatro al Bellini: Concetta, la santa del bordello, fa ancora miracoli

Al Teatro Bellini, a dieci anni dal debutto, torna Immacolata Concezione di Vuccirìa Teatro, in scena fino al 18 ottobre, per la drammaturgia e regia di Joele Anastasi con Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Fabrizio Milano, Eduardo Scarpetta ed Enrico Sortino.
Il drammaturgo, regista e attore Joele Anastasi parte da un'idea di Federica Carruba Toscano e costruisce una fiaba dura, che non vuole essere un quadro verista.
Siamo nella Sicilia del 1940. L'Italia sta per entrare in guerra e il fascismo si insinua nei discorsi degli uomini. Un padre rovinato dalla moria del gregge baratta la figlia in un bordello con una capra gravida. Lo spettacolo comincia con Concetta che attraversa la platea completamente nuda, solo un campanaccio al collo e una corda che il padre tiene in mano, e sorride. Il sorriso di Concetta non è stupidità, anche se in paese la chiamano babba. È un modo di guardare il mondo senza difendersi.
Al “bordello una nuova ragazza è arrivata” dice la maîtresse Donna Anna, che fa rispettare alle sue signorine i sette rigidi comandamenti della casa chiusa e la principiante Concetta viene accolta come una principessa accompagnata dalle bellissime musiche da corte reale di Daniele Paciolla. 
Le case di tolleranza durante il periodo fascista erano regolamentate da leggi severe, ad esempio, i “tubisti” (i ginecologi), erano incaricati a uno dei comandamenti della casa chiusa: la visita ginecologica. La tutela sanitaria durante il fascismo fu rigida: non più prostitute sulle strade, ma al sicuro, nei casini. Comandamenti che Concetta ripete a menadito durante tutto lo spettacolo.
Il punto di forza dello spettacolo è che sfuma i confini tra chi interpreta un personaggio e chi si esibisce in prima persona. evoca sia un teatro sia il mondo reale. La prostituzione è sempre un argomento di attualità, il mestiere più antico del mondo che cattura da sempre l'attenzione, da cui non riusciamo a distogliere lo sguardo. Spesso viene rappresentato nell'arte e nella letteratura come qualcosa di glamour e squallido allo stesso tempo, in modo sensazionalistico e lascivo. Ma ciò che accomuna queste rappresentazioni è la sensazione di irrealtà, di estraneità al nostro mondo, distanti dalla realtà quotidiana, ma Immacolata Concezione è un'esperienza diversa: intima, umana e immediatamente coinvolgente.


Il padre-pastore si spoglia degli abiti da lavoro e viene rivestito delle calze di seta e della camicetta di Donna Anna, che alla fine si scoprirà una grande donna di rispetto e moralità per le sue signorine. Concetta diventa da subito la più richiesta, i clienti fanno la fila e le altre signorine si chiedono quale segreto nasconda. 
Il giornalista e scrittore Dino Buzzati descrisse bene le signorine dell’epoca: «Non tutte quelle donne erano delle grandi artiste. La maggior parte si limitava a prestazioni affatto rozze o banali. Di tanto in tanto si incontravano però dei tipi che facevano addirittura trasecolare, oltre che per la bellezza, per il garbo, il magistero tecnico, la fantasia, l’intuito psicologico, la passione del mestiere, perfino la delicatezza d’animo, tutte qualità che oggi invano potete cercare sui marciapiedi, nei night e nelle case d’appuntamento».
E, infatti, quando Concetta dice di «fare l'amore» intende altro: fa la barba, gioca alla lotta, ascolta e accoglie sul petto le lacrime che gli uomini non potrebbero versare altrove. La miseria, la prepotenza e la violenza ci sono tutte. Ma la scrittura le racconta con un'ironia lieve e con il respiro del cunto, del racconto orale. Il racconto che Turi fa a Concetta, la leggenda di Colapesce che regge la Sicilia sulle spalle per non farla affondare, diventa il filo conduttore. A Concetta toccherà fare lo stesso con un'intera comunità.
La scenografia di Giulio Villaggio è una struttura di legno a metà tra baldacchino e giostra, coperta di vecchi drappi, riuscendo a creare un'esperienza intima e di forte impatto emotivo. Girando, diventa camera da letto, sagrestia, capanno. Alle spalle si intravedono i manichini, uomini fermi nelle loro pose. Le luci di Martin Palma muovono la scena dalla penombra intima alla luce abbagliante della piazza, e le musiche originali di Davide Paciolla danno al racconto un andamento corale, a tratti quasi da teatro musicale. Il canto più toccante è la ninna nanna, con il testo scritto dalla stessa Carruba Toscano. Contiene un verso che dice molto dello spettacolo intero: «da questo silenzio il giorno nascerà, quando il primo uccello senza paura canterà». Le grandi svolte nascono da un coraggio piccolissimo.
Federica Carruba Toscano è una Concetta da ricordare, la sua presenza scenica è così calorosa e divertente che è impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla sua storia. Il personaggio, come racconta lei stessa, è «atipico». Non ha desideri propri, perché la sua forza sta nel trasformare i desideri degli altri. Per un'attrice è una sfida non da poco: dare corpo a qualcuno che non vuole nulla e che, proprio per questo, cambia tutti. Lei lo fa con una naturalezza disarmante. Anche la nudità, che potrebbe essere un ostacolo o un effetto facile, è per lei semplicemente «un altro costume». Il corpo non oppone resistenza, e questa assenza di difese diventa la sua forma di forza. Il momento più delicato è l'incontro con Turi dopo lo stupro, che la scena affronta con la cura e i tempi che servono, senza scorciatoie.


Accanto a lei, Anastasi, Enrico Sortino e i due nuovi ingressi, Eduardo Scarpetta e Fabrizio Milano, che servono la storia con precisione e misura.
Il tema, al fondo, è quello del patriarcato, e fa effetto vedere quanto sia ancora attuale. Una donna, in questo mondo, o è utilizzabile o è uno scarto, oppure viene elevata a santa, questo mi ha riportato alla Canzone della Zingara da La Gatta Cenerentola: «'A femmena se chiamma semp' Ammore, E l'ommo è sempe sulo cacciatore….Tu ce sì Figlia, sora, puttana o 'nnammurata, Ma quanno te marite sì 'a Maronna 'Mmaculata…»
Non esistono vie di mezzo. Quando gli uomini scoprono che Concetta è insostituibile, non la riconoscono come persona: ne fanno un feticcio, un'immagine sacra da adorare. Anche il parroco non osa ascoltarne la confessione, per non sporcare quell'idea. Nulla è cambiato quanto sembra: oggi non ci sono le sette regole di Donna Anna, ma restano gli stessi sguardi.
Immacolata Concezione è la prima stazione di Tre riti sull'amore, la retrospettiva che a gennaio proseguirà sempre al Bellini con Io, mai niente con nessuno avevo fatto (19-24 gennaio, Piccolo Bellini) e Battuage (26-31 gennaio, Piccolo Bellini).