Stasera che sera 50th: Marrale + Mezzanotte l’anatomia del pop dei Matia Bazar
- di Nicola GarofanoFoto di Ciro Serrapica
Carlo Marrale e Silvia Mezzanotte sono attualmente in tour con Stasera che sera 50th, progetto che celebra i cinquant'anni del primo grande successo dei Matia Bazar. The Cloves Magazine ha seguito la tappa dell'11 gennaio al Teatro Alfieri di Marano (Napoli), occasione che ha riportato sul palco due protagonisti della storia del gruppo: Carlo Marrale, fondatore storico e coautore dei brani più celebri, e Silvia Mezzanotte, per anni voce iconica della formazione.
Stasera che sera, pubblicata nel marzo 1975, è diventata nel tempo una colonna sonora generazionale. La nuova versione del brano (Raydada/ EMI Music Italia) fonde l'eleganza della chitarra di Marrale con l'intreccio vocale dei due artisti. L'arrangiamento acustico curato da Riccardo Cherubini sottrae la stratificazione originale, donando al pezzo una profondità emotiva diversa e mettendo in primo piano l'essenza melodica e la pulizia armonica del tema. Il concerto si apre proprio con Stasera che sera, spartiacque del primo ciclo dei Matia Bazar. Dopo il brano Silvia Mezzanotte saluta il pubblico e ricostruisce la genesi del progetto, raccontando un incontro tardivo che ha trasformato la nostalgia in dialogo artistico: « Eravamo entrambi a Firenze per due concerti. Ci siamo ritrovati nello stesso albergo e la sera, nella hall, Carlo ha preso la chitarra e ha iniziato a cantare. Conoscevo bene quei brani: ci siamo trovati a cantare insieme in modo naturale e da lì è nato lo spettacolo». E continua: «Io e Carlo siamo nati artisticamente nei Matia Bazar, ma in due periodi diversi…», Carlo è tra i fondatori e autore di molti dei successi che presentano la band: pop elegante, sofisticazione melodica e un uso della voce come strumento portante. Silvia arriverà invece negli anni Duemila, portando nella formazione un timbro più drammatico e teatrale.
La scelta del set acustico, due voci e una chitarra, riduce all'essenziale la scrittura dei Matia Bazar, mettendo in luce elementi che a volte la produzione pop mascherava: le linee melodiche, le modulazioni, la pulizia dell'intervallo, la gestione della voce come elemento strutturale e non ornamentale. Se i Matia Bazar hanno avuto un peso specifico nella musica pop italiana è perché hanno saputo mutare senza perdere identità: dal pop mediterraneo anni '70 (Solo tu, Per un'ora d'amore) alla stagione elettronica dei primi '80, capace di dialogare con la scena europea (Vacanze romane, Elettrochoc. Ti sento). Una scrittura “da esportazione”, spesso più europea che italiana, costruita su arrangiamenti audaci e un immaginario sonoro modernissimo per l'epoca.
Il secondo brano in scaletta è Solo tu, introdotto da un aneddoto di Marrale che ne rivela la vocazione internazionale: «Eravamo a Bruxelles per un programma con tanti artisti, ricordo i Duran Duran. Julio Iglesias, con cui condividevamo il camerino, mi disse: “Questa canzone dovevate darla a me, ne avrei fatto un successo mondiale”». Una battuta raccontata con understatement che dice molto: quel repertorio era già allora scritto per viaggiare. La versione acustica eseguita al Teatro Alfieri privilegia la linea melodica, liberata da sovrastrutture e nostalgie. Carlo scherza sul metodo di lavoro: «Noi iniziamo le canzoni,ma ogni sera finisce in modo diverso. Anche per me è un mistero, però c'è un'intesa intensa: ci capiamo anche senza guardarci». Silvia rilancia: «Potrete vederlo cento volte e sarà sempre diverso. Carlo cambia accordi e stesure, io lo inseguo. È una cosa che ci lega molto».
Dopo Solo tu arrivi C'è tutto un mondo intorno e Elettrochoc. Prima di quest'ultima, Silvia invita Carlo a raccontare l'origine della sua scrittura giovanile: «Noi veniamo dalla stessa urgenza: quella di voler fare musica, di voler scrivere e nel mio caso di cantare». Marrale ricorda gli anni dei lavori notturni alle poste, le prove in Vespa fuori Genova e la composizione notturna di C'è tutto un mondo intorno: «Era inverno, faceva freddo polare. Suonavo spesso, era un momento particolare della mia vita, in quei giorni la musica non offriva niente di buono. È nata così».
Segue Brivido caldo, primo frammento della stagione Silvia Mezzanotte vs Sanremo 2000. La cantante racconta la propria entrata nei Matia Bazar, la paura del debutto festivaliero e il confronto con un'eredità vocale “ingombrante”, quella di Antonella Ruggiero: «Io sono arrivato nel 1999. Subito Sanremo. Ero terrorizzato, ma l'incoscienza a volte salva più dell'autostima». Il pubblico applaude spontaneamente il riferimento a Piero Cassano e Giancarlo Golzi. Poi Per un'ora d'amor emblema della prima stagione pop del gruppo. Silvia commenta sorridendo: «Hai cambiato gli accordi su una tua canzone che compie cinquant'anni questo 2026». Carlo Marrale riflette sul tempo: «Non avrei mai immaginato canzoni così longeve. Vista dal basso, la vita sembra infinita; vista dall'alto è un battito di ciglia. Per questo vogliamoci bene, cerchiamo di stare bene… ogni tanto mi viene la sindrome del parroco».
Arriva poi l'episodio Mina, introdotto dalla cantante come «la telefonata che tutti vorrebbero ricevere una volta nella vita». Carlo racconta: «Venti e trenta, trilla il telefono. Una voce: “Buonasera, sono Mazzini… cerco il maestro Carlo Marrale”. Ho pensato a uno scherzo. Poi la voce ha detto: “Io sono Mina”. Voleva ringraziarmi per una canzone che poi ha inciso nel suo album». Il brano è Che male fa che Mina inserito nel suo album Sì, buana (1986), elegante e controllato anche nella versione live. In sequenza scorrono Souvenir, brano scritto curiosamente durante una tournée in Unione Sovietica nonostante quell'atmosfera vagamente retrò francese, arricchita dall'intervento di Riccardo Cherubini alla tromba, che ne sottolinea il sapore rétro.
A seguire Mister Mandarino e Cavallo bianco, canzone che convinse Piero Cassano a puntare su Silvia Mezzanotte per la nuova formazione dei Matia Bazar: pubblicato nel 1976, il brano rappresenta una delle gemme del repertorio storico, qui impreziosito dagli acuti straordinari di Silvia che ne esaltano la componente lirica. Vacanze romane, forse il brano più iconico del gruppo, tradotto in diverse lingue e amatissimo all'estero, rimane uno dei grandi paradossi sanremesi: nel 1983 si classificò solo quarto, forse per logiche festivaliere. Segue Ti sento (1985), brano che piacque molto a Freddie Mercury, che ne apprezzò l'uso della voce come strumento e la struttura armonica poco convenzionale per il pop italiano del periodo. Nel live acquista un carattere quasi cinematografico: Marrale lavora per sottrazione, lasciando che siano gli intervalli vocali di Mezzanotte a spingere la tensione espressiva. Messaggio d'amore chiude idealmente il percorso cronologico del concerto: canzone vincitrice del Sanremo 2002, la cui voce solista era proprio Silvia.
Il bis non poteva che essere Per un'ora d'amore: scelta quasi simbolica, perché la sua semplicità melodica e la pulizia armonica rivelano ciò che il concerto ha messo a fuoco con coerenza, quando si spogliano le canzoni dalle sovrastrutture, rimane la scrittura, e nel caso dei Matia Bazar è una scrittura che non invecchia. È un finale che emoziona non per nostalgia, ma per nitidezza. È un finale che emoziona non per nostalgia, ma per nitidezza. È un finale che emoziona non per nostalgia, ma per nitidezza.