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Sanremo 2026: Il Festival delle anime ferite. Ecco cosa cantano stasera

Stasera, 24 febbraio 2026, il sipario del Teatro Ariston si alza per la 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana. Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini, guida trent'artisti Big in una competizione che, quest'anno più che mai, rivela un'Italia che non ha paura di mostrarsi fragile. Leggendo i testi pubblicati in anteprima da TV Sorrisi e Canzoni, il quadro che emerge è quello di un paese che cade, si rialza, ama senza riserve, ride di sé stesso e, a tratti, grida al mondo la propria indignazione.

Dall'ironia graffiante di J-Ax alla denuncia straziante di Ermal Meta su Gaza, dal romanticismo senza tempo di Tommaso Paradiso all'ossessione sentimentale di Samurai Jay: Sanremo 2026 è uno specchio impietoso e bellissimo del nostro tempo. Eccovi la guida completa ai 30 brani in gara, con il significato di ciascuno e le nostre classifiche tematiche.

I 30 BRANI IN GARA: TESTI E SIGNIFICATI

1. Arisa — "Magica favola"

La vincitrice di Sanremo 2014 torna con un brano che profuma di nostalgia romantica. L'oceano, la luna, una notte senza paura: Arisa disegna una favola d'amore che sa di sogno a occhi aperti, un rifugio poetico dalla realtà quotidiana. Il tono è onirico, quasi fiabesco, coerente con il titolo. Un amore che era e che forse non c'è più, ma che vive eterno nel ricordo.

2. Bambole di pezza — "Resta con me"

Il quintetto femminile debutta all'Ariston con un inno alla solidarietà affettiva in tempi difficili. "Resta con me in questi tempi di odio" è un appello diretto e commovente: il brano parla del bisogno umano di connessione quando tutto intorno sembra una follia. Un messaggio politico e personale insieme, quello di non lasciarsi soli.

3. Chiello — "Ti penso sempre"

Una storia d'amore che non si riesce a dimenticare, anche quando si vorrebbe. "Voglio disinnamorarmi" è il verso chiave: il protagonista lotta contro i propri sentimenti residui, consapevole che dell'altro non è rimasto niente tranne una "scheggia" nell'anima. Un brano malinconico e intimo, classico nella struttura ma sincero nell'emozione.

4. Dargen D'Amico — "Ai Ai"

L'irriverente Dargen porta all'Ariston un brano giocoso e ritmato sulla confusione sentimentale digitale: lei dice "vieni qui" e poi sparisce, lui chiede disperatamente di riavere il contatto perso. Il titolo "Ai Ai" rimanda all'intelligenza artificiale e al dolore insieme — un doppio senso tipicamente dargeniano. Leggero in superficie, amaro nel sottotesto.

5. Ditonellapiaga — "Che fastidio!"

Dopo il cult "Chimica" con Donatella Rettore, la cantautrice torna con un pezzo che esplora la sottile linea tra normalità e follia in una relazione tossica. "Non so più cos'è normale" è un grido di confusione e insofferenza: la protagonista non vuole litigare ma non sopporta più una situazione logorante. Ironia e disagio psicologico si mescolano con stile.

6. Eddie Brock — "Avvoltoi"

Debutto all'Ariston per Edoardo Iaschi con un testo crudo sull'autolesionismo emotivo. La persona amata sceglie sempre chi le farà male, preferisce farsi spogliare piuttosto che aprirsi davvero: gli avvoltoi del titolo sono metafora di chi approfitta della fragilità altrui. Un brano adulto, viscerale, che non ha paura delle immagini scomode.

7. Elettra Lamborghini — "Voilà"

La Lamborghini porta sul palco la sua firma inconfondibile: ironia, ritmo e atmosfera da cabaret estivo. Un omaggio a Raffaella Carrà come simbolo di libertà e divertimento, notti in macchina, balli fino all'alba e amore vissuto con spensieratezza. Il testo non vuole essere profondo: vuole farvi ballare, e probabilmente ci riuscirà.

8. Enrico Nigiotti — "Ogni volta che non so volare"

Un brano sulla paura del fallimento e il coraggio di rialzarsi. "Mentre fuori scoppia un altro inferno" e qualcuno è già pronto a volare mentre altri sono ancora persi: Nigiotti racconta la difficoltà di trovare il proprio tempo, il proprio momento. Un brano autobiografico sul senso di inadeguatezza che molti riconoscono come proprio.

9. Ermal Meta — "Stella stellina"

Il brano più coraggioso e straziante di questa edizione. Meta prende la filastrocca dell'infanzia — "Stella stellina, la notte si avvicina" — e la trasforma in un canto funebre per una bambina uccisa a Gaza. "Non basta una preghiera per non pensarci più": è un atto d'accusa al mondo che guarda senza agire. Difficile ascoltarlo senza commuoversi. Il Festival ha bisogno di canzoni così.

10. Fedez & Marco Masini — "Male necessario"

La coppia più sorprendente dell'anno porta un brano di assoluta confessione: solitudine in un hotel, toccare il fondo, accettare il dolore come parte del percorso verso l'amore. "Dal silenzio che è un rumore, da tutto questo male necessario" è la sintesi di una crisi personale vissuta con lucidità dolorosa. Masini porta la sua esperienza di vita, Fedez la sua vulnerabilità pubblica: il risultato è potente.

11. Francesco Renga — "Il meglio di me"

L'undicesima partecipazione del cantautore bresciano è una dichiarazione d'amore classica e sincera. "Perdona il peggio di me, tu sei il meglio di me": Renga chiede perdono per i propri difetti e riconosce nell'amata la parte migliore di sé. Melodia tradizionale, emozione autentica. Il brano forse più sanremese nel senso più bello del termine.

12. Fulminacci — "Stupida sfortuna"

Il cantautore romano porta la sua cifra stilistica inconfondibile: ironia e malinconia che si intrecciano. Perdere le chiavi di casa diventa metafora esistenziale, la "stupida sfortuna" è il nome che diamo ai nostri fallimenti quotidiani. Un brano che sorride al dolore, nella migliore tradizione della canzone d'autore italiana.

13. J-Ax — "Italia Starter Pack"

Il brano più graffiante e divertente della gara. J-Ax fa quello che sa fare meglio: uno sferzante ritratto dell'italianità, tra raccomandazioni, canzonette, furbizie e sopravvivenza quotidiana. "Qui per campare serve un po' di culo sempre" è il verso manifesto di un paese che ride amaramente di sé. Il ritornello è già un tormentone. Irresistibile.

14. LDA & Aka 7even — "Poesie clandestine"

I due ex-Amici portano Napoli all'Ariston: un amore viscerale e metropolitano, paragonato a "Napoli sotterranea", che sale nel sangue "carnale". L'amore messo al di sopra di tutto, anche di sé stessi. Il testo è evocativo e poetico, con immagini urbane intense. Un brano che cresce all'ascolto.

15. Leo Gassmann — "Naturale"

Una storia d'amore che guarda al futuro: due persone che si vogliono bene, si fanno del male, ma alla fine fanno pace perché è "naturale". La bellezza al naturale, senza maschere, come metafora di un amore autentico. Un brano dolce e maturo da parte di un artista che sta trovando la sua voce.

16. Levante — "Sei tu"

Una delle canzoni più intense sul tema dell'amore come definizione di sé. "Se potessi vederti coi miei occhi lacrimeresti tutto il mio stupore": Levante offre all'amata il suo sguardo come dono. L'amore è l'unico modo che conosce per spiegare cosa sia l'amore — un cortocircuito bellissimo. Lirismo puro.

17. Luchè — "Labirinto"

Il rapper napoletano debutta all'Ariston con un brano sull'impossibilità di uscire da un amore che sa di trappola. Lei è "bella come una bugia detta per non piangere": un'immagine straordinaria. Il labirinto è la relazione stessa, in cui si è in due ma si è soli. Potente e malinconico.

18. Malika Ayane — "Animali notturni"

Malika porta un brano sul coraggio di cercare la propria meta insieme, nonostante tutto. "La strada è una giungla, puntiamo alla luna come animali notturni": un'immagine di resistenza notturna, di chi si muove quando gli altri dormono, guidato dall'istinto più che dalla ragione. Intimo e ritmato.

19. Mara Sattei — "Le cose che non sai di me"

Un brano sulla vulnerabilità condivisa di notte: quelle conversazioni intime, a bassa voce, in cui si rivela ciò che di giorno non si può dire. "La voce tua nei giorni tristi guarisce il mio disordine": Mara Sattei canta l'amore come guarigione. Delicato e personale.

20. Maria Antonietta & Colombre — "La felicità e basta"

Il brano più anarchico e liberatorio del Festival. "Facciamo insieme una rapina per riprenderci tutta la nostra vita": la felicità non si chiede, si prende. Un inno alla disobbedienza esistenziale, contro chi ha rubato il diritto alla gioia. Con un memorabile "la colpa non è nostra, non siamo dei coglioni", questo duo ruba la scena.

21. Michele Bravi — "Prima o poi"

Una lettera a chi non manca di mancare. Scorrere le foto, ridere da solo, aspettare che prima o poi l'altro smetta di occupare spazio nella testa: Michele Bravi canta il paradosso di chi vorrebbe non sentire più la mancanza ma continua a sentirla. "Dopo anni non la smetti di mancarmi": onestà emotiva allo stato puro.

22. Nayt — "Prima che"

Un debutto all'Ariston che esplora l'incomunicabilità nelle relazioni: la realtà non si vede finché non ci si vede davvero, finché non ci si lascia vedere. Un brano sulla difficoltà di essere presenti l'uno per l'altro, di sopportarsi per davvero. Rap introspettivo e maturo.

23. Patty Pravo — "Opera"

All'undicesima partecipazione, la leggenda porta un brano sulla vita come opera d'arte: vanità, follia, bellezza, il presente come unico tempo che conta. "Io sono Musa, colore tagliente": Patty Pravo canta sé stessa, la propria mitologia. Non ha bisogno di altro. Una presenza scenica che pochi possono eguagliare.

24. Raf — "Ora e per sempre"

Il papà di Bianca Atzei torna a Sanremo dopo undici anni con una ballata d'amore che attraversa il tempo. "Ci sarai anche se mai più ti rivedrò": un amore che vive nell'anima indipendentemente dalla presenza fisica. Classico, commovente, senza tempo — nel senso più letterale.

25. Sal Da Vinci — "Per sempre sì"

Una promessa d'amore eterno, solenne come un voto nuziale. "Con la mano sul petto te lo prometto davanti a Dio": Sal Da Vinci porta la tradizione della canzone melodica napoletana nella sua forma più pura. Per chi ama il romanticismo senza mezze misure, questo brano è un dono.

26. Samurai Jay — "Ossessione"

Ritmo latin, atmosfera notturna, un amore che si vive solo il venerdì come una dipendenza. "Non è amore è una malattia questo maledetto feeling": Samurai Jay porta la confessione del desiderio ossessivo, consapevole ma incapace di resistere. Moderno, ballabile, perfetto per le classifiche streaming.

27. Sayf — "Tu mi piaci tanto"

Debutto all'Ariston con un brano sull'amore come valore universale. "Noi siamo tutti uguali, figli di nostra madre, vogliamo solo amare": Sayf parte da un sentimento personale per arrivare a un messaggio di umanità condivisa. Semplice nel testo, potente nel messaggio. Un brano inclusivo e positivo.

28. Serena Brancale — "Qui con me"

Un brano di amore assoluto dedicato alla madre scomparsa. "Scalerei la terra e il cielo, anche l'universo intero, per averti ancora qui con me": la Brancale vince il Premio Lunezia proprio con questo testo, riconosciuto per la sua qualità letteraria. Una delle canzoni più emozionanti della gara, lontana da ogni retorica.

29. Tommaso Paradiso — "I romantici"

L'ex frontman dei TheGiornalisti porta al suo debutto all'Ariston un brano manifesto. "Spero che ti arriverà una musica dolce per i tuoi giorni malinconici": i romantici sono coloro che guardano i treni partire, che vorrebbero avere un pianoforte in tasca. Una lettera d'amore al sentimentalismo stesso, senza vergogna. Commovente e immediato.

30. Tredici Pietro — "Uomo che cade"

Il brano più generazionale del Festival. "Dimmi che hai troppe cose da fare per rimanere fermo a guardare un uomo che cade": Tredici Pietro canta l'indifferenza del mondo moderno verso la fragilità altrui. La caduta è metafora generazionale, il bambino scivolato ricorre come immagine di un'innocenza perduta. Rap urbano e potente, con "la città che fotte l'anima" a chiudere il cerchio.

LE NOSTRE CLASSIFICHE TEMATICHE

Il più interessante: "Stella stellina" di Ermal Meta

Non si può guardare dall'altra parte. Meta prende una filastrocca universale e la trasforma in un atto politico, dedicandola a una bambina di Gaza. È il brano che farà discutere, che resterà. Sanremo ha bisogno di questo coraggio almeno una volta per edizione.

Il più divertente: "Italia Starter Pack" di J-Ax

Non c'è gara. J-Ax è il re dell'ironia italiana e questo brano è una summa di tutto ciò che funziona e non funziona nel Belpaese. Ballato, urlato, condiviso: sarà il tormentone estivo ancor prima dell'estate.

Il più romantico: "I romantici" di Tommaso Paradiso

Poteva scegliere Sal Da Vinci o Raf, ma Paradiso vince perché non si limita a cantare l'amore: canta chi è capace di amarlo. Un omaggio a tutti i sentimentali senza vergogna. Impossibile non riconoscersi.

Il più malinconico: "Qui con me" di Serena Brancale

Dedicare una canzone alla propria madre morta è un atto di coraggio e d'amore che pochi artisti compiono così apertamente. La Brancale lo fa con una semplicità disarmante che fa male nel modo giusto. Premio Lunezia meritatissimo.

Il più generazionale: "Uomo che cade" di Tredici Pietro

La Generazione Z si presenta all'Ariston con il suo linguaggio più onesto: fragile, urbano, consapevole dell'indifferenza del mondo. "L'uomo che cade" è tutti noi quando chiediamo aiuto e non otteniamo risposta.

La coppia più sorprendente: Fedez & Marco Masini con "Male necessario"

Chi l'avrebbe mai detto? Il rapper e il cantautore fiorentino che racconta il fondo di un hotel come catarsi. Due mondi, una sola sincerità. Il Festival sa ancora stupire.

CONCLUSIONE: UN FESTIVAL CHE RIFLETTE IL PAESE

Leggere i 30 testi di Sanremo 2026 è fare uno spaccato dell'Italia di oggi. C'è la politica (Ermal Meta), l'ironia sociale (J-Ax), la fragilità generazionale (Tredici Pietro), il lutto (Serena Brancale), l'amore in tutte le sue forme, ossessivo, eterno, digitale, familiare. C'è persino chi ride di sé stesso (Elettra Lamborghini) e chi si fa beffe della canzone stessa (Dargen D'Amico).

L'Accademia della Crusca ha espresso qualche riserva sulla qualità linguistica di alcuni testi, e forse non ha torto su qualche verso scivoloso, ma nel complesso questa è un'edizione che prende sul serio la parola. Che non si accontenta di "ti amo" ripetuto all'infinito ma cerca immagini, metafore, verità.

Carlo Conti ha selezionato 30 artisti che rappresentano davvero lo spettro della musica italiana contemporanea: dai veterani (Patty Pravo, Raf, Francesco Renga) ai debuttanti (Nayt, Eddie Brock, Samurai Jay), passando per le nuove star della scena urban (Luchè, Tredici Pietro). C'è tutto. E tutto stasera inizia.

Il regolamento: tre giurie e una superfinale
Anche quest’anno saranno tre le giurie a determinare le classifiche:
- Televoto
- Giuria della Sala Stampa, Tv e Web
- Giuria delle Radio

 

Prima serata: vota solo la stampa.
Seconda e terza: televoto e radio.
Serata cover: tutte e tre le giurie.
Finale: nuova votazione complessiva e poi superfinale tra i primi cinque.

Un sistema che punta a bilanciare opinione critica, gusto radiofonico e consenso popolare.