Music & Theater

Montegro: “Le canzoni tristi ci fanno sentire meno soli”. Intervista

Foto di Virginia Bettoja

Ci sono cantautori che raccontano la nostra storia con la melodia e con i testi, e ci fanno sentire capiti. Daniele Paolucci, in arte Montegro, è uno di questi. Abruzzese di provincia e romano d’adozione, cantautore, autore e polistrumentista, unisce l’attitudine narrativa della canzone d’autore a sonorità pop e contemporanee, con testi che raccontano storie intime capaci di evocare emozioni collettive. Ha firmato “Un’altra adolescenza” per Max Gazzè, ha ricevuto la menzione speciale del Club Tenco a Musica contro le mafie per “Occhi stanchi” e ha aperto una data di Ermal Meta a Pescara. Dopo l’EP “Fare di meglio” e il tour nei club, il 24 ottobre 2025 è uscito il suo esordio discografico, “Vita bellissima”, seguito dal nuovo capitolo “Saturi”. Con lui parliamo di “Benedetta malinconia”, uno dei suoi brani più amati: del bisogno di trasformare i tormenti in musica, del modo di guardare ai ricordi e di una scrittura che non teme la fragilità.
Nel brano c’è un verso che dice: «Cos’è successo poi, mi sono perso dentro i bar del centro, quanti brutti vizi, tu, poesie d’amore e diecimila dischi. Ci hanno salvato le canzoni tristi». Qual è la canzone triste che ha salvato te dalla malinconia?
«Credo che le canzoni tristi non ci salvino necessariamente dalla malinconia, ma ci aiutino a sentirci meno soli dentro quello che proviamo. A volte abbiamo bisogno di qualcuno che sappia dare un nome a emozioni che non riusciamo a spiegare, e la musica ha questa capacità: ti fa sentire compreso anche da uno sconosciuto. Più che una canzone in particolare, direi che mi hanno salvato tutti quei cantautori che sono riusciti a raccontare le fragilità senza vergognarsene, facendomi capire che anche nei momenti più difficili si può trovare una forma di bellezza». 
Un altro passaggio recita: «Dove sei finita, e quante lingue parli, a parte l’aria che respiri, come te la passi? Ho ancora i tuoi tatuaggi». I romantici, assetati di conoscenza, abbiamo imparato tante lingue per poter capire. Quando lo canti si avverte un pizzico di rammarico, come se tu fossi consapevole che la persona con cui hai condiviso ogni emozione abbia imparato quelle stesse lingue vivendo altre storie. Sei riuscito ad andare avanti dopo aver scritto questa canzone?
«Sì, anche se andare avanti non significa necessariamente dimenticare. Credo che quando una storia finisce non si perda soltanto una persona, ma anche una versione di noi stessi, le abitudini, i luoghi e i progetti che avevamo immaginato insieme. In Benedetta malinconia c'è proprio la consapevolezza che a un certo punto le strade possano dividersi, che si possa avere bisogno di allontanarsi, persino di cambiare città o attraversare il mondo, per ritrovare se stessi. La malinconia, in fondo, è anche il segno che qualcosa è stato importante. Scrivere questa canzone mi ha aiutato a guardare quella consapevolezza con più serenità, senza pretendere di avere tutte le risposte». 


Anch’io ho dei tatuaggi e guardandoli sono felice del mio presente e delle mie scelte. Vale lo stesso per te? Prevale la felicità per il presente o la malinconia continua a tenerti legato al passato?
«Oggi, quando guardo quei tatuaggi, sono felice del presente e delle scelte che ho fatto. Questo non significa rinnegare quello che è stato o smettere di provare nostalgia. Credo che crescere significhi anche imparare a convivere con le proprie malinconie, senza lasciare che decidano al posto nostro. Ci sono ricordi che continuano ad accompagnarci, ma con il tempo cambiano peso: smettono di essere qualcosa che ci trattiene e diventano parte della persona che siamo. Forse la vera libertà è proprio questa: riuscire a guardarsi indietro con tenerezza, senza sentire il bisogno di tornare indietro». 
Parliamo di progetti futuri: hai concerti in programma? Ci sarà una data a Napoli?
«In questo momento sono al lavoro su nuova musica, con tanta voglia di raccontare altre storie e portare in giro le mie canzoni. Ho suonato tante volte a Napoli, una città a cui sono legato e in cui torno sempre volentieri. Spero davvero di tornarci presto».