Music & Theater

Mettiamo in salvo l'amore, al Teatro Acacia la musica d'autore di Nino Buonocore 

Foto di Ciro Serrapica

Nino Buonocore ha portato a Napoli il suo M.I.S.L.A. Pop/Jazz Tour 2026, il tour teatrale legato all'album di inediti M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l'amore), uscito a fine 2025 per Incipit Records con distribuzione Egea Music, lavoro che segna il ritorno alla scrittura originale dopo dodici anni dall'ultimo disco di inediti, Segnali di umana presenza (2013). Sul palco del Teatro Acacia, con lui una formazione di altissimo profilo: Pino Tafuto al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso, Sergio Di Natale alla batteria, e due ospiti d'eccezione come Flavio Boltro alla tromba e Max Ionata al sax.
La serata si è aperta con Troppo Sole dall'album Alti e Bassi (1998) e Anche questo è amore da  Una città tra le mani (1988) brani che hanno scaldato il legame con un pubblico che conosce ogni piega di questo repertorio. Il cuore pulsante della serata è stato nel dialogo continuo tra il passato e il nuovo capitolo discografico, tra la memoria affettiva e la sfida intellettuale di un artista che non si è mai accontentato. Prima ancora che la musica entrasse nel vivo, l’artista napoletano ha voluto ‘sgombrare il campo da un equivoco’ identitario. «Sono molto emozionato, sono un napoletano doc», ha detto, «anche se la definizione di napoletano è un po' strana, perché non si è napoletani soltanto quando si parla di pizza, mandolino, putipù, o quando si canta in dialetto. Si è napoletani quando si cerca di trasferire a quelli che non sono del Sud una sensibilità che è tutta nostra, che non viaggia attraverso il dialetto, viaggia attraverso le persone, attraverso il pensiero». Nino Buonocore ha costruito il concerto come una confessione progressiva, sciogliendo i nodi della sua visione artistica con la stessa cura con cui sceglie ogni accordo. «Questa carrellata di canzoni serve a raccontare chi sono», ha spiegato, «ma io non scrivo necessariamente per me stesso. Sono una spugna, assorbo, e strizzo questa spugna e viene fuori una canzone che può essere vostra. Sono semplicemente il megafono della vostra sensibilità». Una dichiarazione di umiltà che in realtà rivela una precisa e sofisticata coscienza del ruolo dell'autore. È in questa luce che va letta tutta la costruzione di M.I.S.L.A. (mettiamo in salvo l'amore), album che mette l'uomo al centro dell'universo, con la sua capacità di incidere sul destino attraverso la propria autodeterminazione. Nino Buonocore non accetta la passività, crede nella reazione, nella forza dei sentimenti autentici come unica risorsa contro l'apatia. È un manifesto etico prima ancora che musicale.


Uno dei momenti più intensi della serata è stato l'ascolto di Nessuno, tratta dal nuovo album. Buonocore canta in prima persona una relazione omosessuale, con una poesia disarmante e una tenerezza che non concede nulla alla retorica né alla provocazione. Il testo recita: «Sei arrivato così / a dispetto di chi non sa / che l'amore / nonostante tutto è sempre amore / È l'amore! / e nessuno può dire se vale meno». E poi, in chiusura, quell'immagine botanica meravigliosa: «Cerca sempre il sole per vivere / perché è come un fiore / e ogni fiore ha il suo modo diverso / di colorare ogni angolo dell'universo».
Non è la canzone di una bandiera ideologica. È qualcosa di più raro: la canzone di un uomo che guarda l'amore nella sua forma più pura e non trova motivo di distinzione. Come ha scritto nelle note del disco, l'intenzione era restituire «tutto il contenuto poetico e tenerissimo a una relazione omosessuale, rendendola inattaccabile e degna della più totale considerazione».
Piano e voce, solo. Nino Buonocore ha cantato L'amore è nudo spogliandosi di ogni arrangiamento e di ogni schermo. Prima lo ha presentato con parole che valevano già da sole: «Questa canzone mi mette a nudo. Ogni sera che la canto in tour ho l'impressione che qualcuno mi giri il coltello dentro, profondamente. Quando si racconta se stessi bisogna togliersi ogni maschera, altrimenti a che serve?». «L'amore è nudo quando non ha / più nessuna scusa da indossare / nessun riguardo, nessun segreto / solamente urgenza di abbracciare». È un amore che non ha più bisogno di esibirsi né di giustificarsi: porta i segni della vita come cicatrici di cui andare fieri. «A volte è crudo / vero com'è / resta poco o nulla da inventare». Una lucidità che fa quasi paura, e che il pubblico dell'Acacia ha accolto in un silenzio denso e partecipe.
In un concerto costruito sulla rivelazione progressiva, Tra le cose che ho è arrivata come un bilancio emotivo. Il testo dipinge i giorni più bui con onestà brutale: «ci sono giorni che non passano mai / che nascono così, senz'allegria / che ho voglia di sbagliare tutto / che amore non ce n'è». C'è una presenza che resiste: «Ma sei qui, su di me, tra le cose che ho / quando tutto si allontana sei in me, dove vivo, come vivo». L'amore non come euforia romantica, ma come sostanza concreta, come punto fermo quando tutto il resto cede. Una delle canzoni più oneste mai scritte sul peso e sul sollievo di essere amati.
Nino Buonocore non ha resistito alla tentazione di un commento sul presente, con l'eleganza dissacrante di chi sa che la forma è già un argomento. Introducendo Esercizi di stile, dall'album Alti e Bassi (1998), brano che esplora la ricerca di un equilibrio interiore e la complessità dei rapporti umani, ha dichiarato: «Sono molto arrabbiato per la maleducazione in giro. Credo stia sparendo la gentilezza. Le buone maniere nascono dall'attitudine ad avere stile. Non importa il ruolo che rivestiamo, ma avere stile è una cosa che ci aiuta tantissimo. Io penso che a qualcuno farebbe bene, qualcuno anche oltreoceano, avere un po' di stile». Il pubblico ha capito, e ha risposto.


Poi sono arrivati i momenti che tutti aspettavano, quelli in cui una canzone smette di essere del suo autore e diventa di tutti. Rosanna, presentata al Festival di Sanremo 1987 e vera svolta verso sonorità più raffinate e jazzistiche, ha attraversato la sala con la stessa grazia intatta di quarant'anni fa: uno di quei brani che non invecchiano perché non hanno mai inseguito una moda, e che restano nell'immaginario collettivo come ritratti di donne e amori semplici solo in apparenza.
Subito dopo, inevitabile e attesissima, è arrivata Scrivimi, la canzone che nel 1990 scalò le classifiche, conta oggi oltre tre milioni di copie vendute in diverse versioni e lingue. Prima di attaccare, Nino Buonocore ha chiamato a raccolta il pubblico partenopeo con l'orgoglio bonario di chi sa di essere a casa: «A Roma l'hanno cantata come non mai. Questo è un affronto: io devo far cantare i napoletani». L'Acacia ha onorato il compito senza deludere il cantautore. 
Non è mancato spazio per la letteratura. Prima di Boulevard (da Una città tra le mani, 1988), Buonocore ha evocato il direttore artistico della EMI Gianpiero Scussèl, che all'ascolto del provino gli chiese semplicemente: «Ma tu leggi Kafka?». Un aneddoto che dice tutto sulla qualità visionaria di una scrittura che ha sempre cercato qualcosa oltre la superficie del sentimento.
Prima di Buonocore, il palco ha ospitato Mirodimare, all'anagrafe Mirko Della Vecchia, classe 2006. Giovane cantautore e chitarrista napoletano, ha eseguito due brani propri: Io, 'nu criaturo, singolo d'esordio che osserva il mondo attraverso lo sguardo puro ma già maturo dell'infanzia, e Vita mia. Una voce acerba nel senso migliore del termine: ancora verde, ma già con radici. Il modo migliore per aprire una serata dedicata alla profondità.
Il M.I.S.L.A. Pop/Jazz Tour 2026 è la dimostrazione che un artista può invecchiare senza smettere di rischiare, che la raffinatezza non è un rifugio ma una posizione, e che certe canzoni non hanno bisogno di essere aggiornate perché parlano già di adesso. Nino Buonocore ha chiuso la serata con Sì è fatto tardi, ma per il pubblico del Teatro Acacia era ancora presto, presto per andarsene, tardi per smettere di sentire.

Setlist
Troppo Sole
Anche questo è amore
Nessuno
L’amore che non vedi
Boulevard
Esercizi di stile
Così distratti
Lasciati andare
Sera di settembre
Vittime
Rosanna
Scrivimi
Vorrei darti di più
Abitudini
L’amore è nudo
Solo un po’ di paura
Tra le cose che ho
Sì è fatto tardi