Magia, danza e stelle: la Vulcania Swan incanta il Teatro Di Costanzo Mattiello
- di Nicola GarofanoCostumi, coreografie, ombrelli a fiore due grandi ospiti, Heather Parisi e Raiz, sul palcoscenico del Teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei, che ha ospitato il saggio scolastico della Vulcania Swan Performing Arts Center, capace di unire tecnica, emozione e memoria in un'unica, indimenticabile serata.
Il programma, articolato in due grandi capitoli, Lo Schiaccianoci e Ciak, si Danza!, quest'ultimo costruito sulle note di Fame, Grease, Flashdance e un emozionante omaggio alla grande ospite Heather Parisi con Cicale e Disco Bambina, ha portato in scena mesi di prove, sudore e passione autentica. Un viaggio tra danza, musica e cinema che ha saputo parlare al cuore del pubblico, dai più piccoli ai più grandi.
Tra i momenti più toccanti della stagione resta senza dubbio il diploma speciale conseguito da Simona Prisco, sostenuto a scuola davanti a Raffaele Paganini. Non un traguardo qualunque, ma la chiusura di un cerchio: otto anni di crescita, la prima allieva di un percorso didattico che ha saputo costruire, passo dopo passo, una danzatrice completa. Un diploma che porta con sé il valore doppio della tecnica e dell'affetto, il segno di una scuola che non si limita a insegnare i passi, ma accompagna la persona. A consegnare il riconoscimento a Simona Prisco è stata Heather Parisi che ha voluto spendere parole bellissime: «Si vede che Alessandra lavora con il cuore, e loro lo sanno già, non è vero? Voglio fare i complimenti anche ai genitori e ai nonni che sono qui, che sicuramente accompagnano avanti e indietro questi tesori, e che secondo me sono stati bravi, bravissimi. E poi c'è un'altra cosa che volevo dire: oggi ho assistito alle prove, e non era come stasera, sbagliavano tutto, era una cosa allucinante! C'era Alessandra, che non ha nemmeno un'assistente: era giù in platea, saliva sul palco, andava dietro le quinte, faceva di tutto e di più per dirigere queste fanciulle. Ma stasera sono state veramente brave, brave, brave, e sorridenti. Dovete essere orgogliosi, perché la danza è passione».
Parole che hanno commosso la sala, non solo per l'affetto rivolto a Simona Prisco, ma per l'omaggio sincero al lavoro silenzioso e instancabile che sta dietro ogni saggio: quello di chi, come Alessandra Sorrentino, segue le prove da sola, corre da un capo all'altro del palco, sistema ogni dettaglio fino all'ultimo minuto perché la sera dello spettacolo tutto risulti perfetto.
A rendere la serata ancora più speciale oltre alla presenza di Heather Parisi, icona senza tempo della danza e della televisione, anche Raiz, voce capace di arrivare dritta all'anima. Un dono raro per gli allievi, che hanno potuto condividere il palco, e l'emozione, con due nomi che hanno fatto la storia dell'intrattenimento nel nostro Paese.
Particolarmente suggestivo il momento musicale firmato da Raiz, che ha regalato al pubblico una bellissima esecuzione di Rosa, il suo ultimo singolo, accompagnato sul palco dalle ballerine della scuola. Tra loro, con un'emozione tutta speciale, anche Lea, sua figlia e allieva del Vulcania Swan: un incontro naturale tra la musica del padre e la danza della figlia, che ha regalato alla serata un momento di autentica intimità familiare condivisa con tutto il pubblico.
La direzione artistica di Alessandra Sorrentino ha tenuto insieme, con mano sicura, i tanti fili di uno spettacolo ambizioso: la disciplina del repertorio classico e la libertà gioiosa del tributo cinematografico, in un equilibrio tutt'altro che scontato.
Il vero cuore pulsante del saggio, però, restano loro: le allieve. Ogni età, ogni livello, ogni ruolo ha portato in scena qualcosa di unico. Le più grandi hanno mostrato la maturità tecnica di anni di lavoro, sicurezza nei port de bras, precisione nelle linee, quella capacità di "abitare" la scena che si costruisce solo con la costanza. Le più giovani hanno regalato al pubblico l'ingrediente che nessuna tecnica può insegnare: la gioia pura di danzare. E tra tutte, la piccola Carmen, minuscola sul palco tra le compagne più grandi, ha conquistato il pubblico con un sorriso che non ha mai vacillato e una concentrazione sorprendente per la sua età. Con passetti ancora incerti ma pieni di entusiasmo, Carmen ha ricordato a tutti perché si comincia a danzare: per la meraviglia di muoversi a tempo di musica, per la felicità di essere guardati e applauditi. Un piccolo talento in boccio, che la scuola avrà cura di far crescere con la stessa dedizione riservata a ogni sua allieva. A tutte, dalle più esperte alle più piccole, va il merito di uno spettacolo che ha saputo commuovere ed emozionare, lasciando il segno nel cuore del pubblico pompeiano.
Accanto alla qualità tecnica delle allieve, va sottolineata la cura straordinaria riposta in ogni aspetto visivo dello spettacolo. Le coreografie hanno saputo alternare rigore classico e trovate sceniche di grande impatto, sostenute da scenografie curate nei minimi dettagli e da costumi davvero splendidi, capaci di restituire allo spettatore l'atmosfera fiabesca del Regno dei Dolci e, allo stesso tempo, il calore nostalgico del tributo cinematografico. Ogni oggetto di scena, dai più semplici ai più elaborati, ha contribuito a costruire un immaginario coerente e curatissimo, segno di un lavoro di produzione tutt'altro che improvvisato.
Tra i momenti più suggestivi della serata merita una menzione speciale la performance con gli ombrelli a fiore: un quadro coreografico di grande effetto visivo, in cui i corpi delle danzatrici si sono fusi con gli oggetti di scena fino a diventare un'unica, ipnotica composizione in movimento. Un omaggio che strizza volentieri l'occhio alle grandi coreografie di gruppo dei Momix, con quel gusto tutto particolare per l'illusione ottica e la trasformazione del corpo in immagine plastica. Un momento di pura poesia visiva, capace di strappare al pubblico un applauso spontaneo a scena ancora aperta.
A chiudere la serata, con la sala ancora avvolta nell'emozione, le parole della direttrice artistica Alessandra Sorrentino, che ha voluto ripercorrere in poche battute il senso di un percorso lungo quasi trent'anni: «Ho iniziato nel 1996, per chi mi conosce lo sa, e siamo arrivati fin qui con gioia, rispetto della danza, sani principi, tanto studio e formazione. Sono molto felice e spero di dare il massimo ai vostri figli. Grazie e ci vediamo a settembre».
Un saluto semplice e sincero, che racchiude l'identità stessa della scuola: quasi trent'anni di lavoro fondati non solo sulla tecnica, ma su valori, rispetto, studio, dedizione, che si respirano in ogni angolo della Vulcania Swan Performing Arts Center, e che quella sera, sul palco, si sono visti tutti.
Lo Schiaccianoci (in russo Щелкунчик) debuttò al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo il 18 dicembre 1892, con musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij e coreografia firmata da Marius Petipa e Lev Ivanov. Il libretto si ispira liberamente al racconto Lo schiaccianoci e il re dei topi di E.T.A. Hoffmann, nella versione più addolcita e adatta ai bambini realizzata da Alexandre Dumas padre.
Curiosamente, alla prima il balletto non fu accolto con particolare entusiasmo: il pubblico dell'epoca faticava a comprendere la struttura in due atti, così diversi tra loro, un primo atto ricco di narrazione, un secondo quasi interamente dedicato alla danza pura. Fu solo nel corso del Novecento, grazie soprattutto alle riprese occidentali (celebre quella di George Balanchine a New York nel 1954), che Lo Schiaccianoci si affermò come il balletto simbolo del Natale in tutto il mondo, capace di attirare a teatro intere generazioni di famiglie.
La partitura di Čajkovskij, con la sua straordinaria varietà timbrica, dalla celesta della Fata Confetto agli ottoni della crescita dell'albero, resta ancora oggi uno dei vertici assoluti della musica per il balletto.