Music & Theater

La Principessa di Lampedusa, Sonia Bergamasco e il peso di una libertà scomoda

La Principessa di Lampedusa, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco dal romanzo di Ruggero Cappuccio, sceglie una forma radicale di adattamento alla scena: un monologo affidato interamente alla presenza dell’attrice. 
Beatrice Tasca Filangeri di Cutò emerge come una figura complessa, lontana da ogni tentazione celebrativa. Aristocratica, ma anche libera, passionale, ostinata, intrattiene un rapporto con il mondo fondato sulla scelta e sulla volontà, più che sulla nostalgia, in un tempo frantumato dalla guerra. La sua libertà non ha nulla di accomodante: è fatta di decisioni prese controcorrente, di esposizione personale, di un’idea di responsabilità che passa anche attraverso l’imposizione. Madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Beatrice sembra intuire prima degli altri la fine di un ordine e agisce di conseguenza, tentando di salvare ciò che ritiene essenziale: non il prestigio sociale, ma una forma di continuità culturale e simbolica.
Beatrice parla da una condizione postuma, da una posizione che non è più quella della vita, e questa molteplicità irregolare diventa parte del suo statuto. Il sapere del personaggio eccede il tempo del vissuto: Beatrice racconta ciò che ha conosciuto in vita e la sua voce, insieme alle «tante voci di chi lei ha amato, detestato, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono». Sonia Bergamasco, di fatti, definisce la performance una «partitura per fantasmi» orchestrata per «un corpo solo e una sola voce». 


L’impianto scenografico luminoso è uno dei punti di maggiore suggestione dello spettacolo. Un pannello luminoso posto sul fondo del palco, attraverso variazioni cromatiche stratificate, squarcia la dimensione empirica della scena per inserirla, di volta in volta, in albe, crepuscoli e notti metafisiche. Il complesso di luci determina sensibilmente il clima percettivo in cui la parola prende forma. 
Il movimento dell’attrice nello spazio è lirico ed evocativo. Viene calibrato con attenzione e sostenuto da un costume che contribuisce a definire un’immagine di leggerezza quasi incorporea. Beatrice abita la scena con discrezione, come se la materia stessa fosse già in parte svanita, lasciando spazio al vitalismo di un’anima sublime. 
In scena al Teatro San Ferdinando fino a domenica 8 febbraio.