Music & Theater

“La Brocca Rotta” al Teatro Mercadante di Napoli fino al 5 maggio 2019. Recensione

Foto di Marco Ghidelli

Al Teatro Mercadante di Napoli debutta in prima nazionale lo spettacolo La brocca rotta del drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist (1777-1811) per la regia di Giuseppe Dipasquale.

Tale commedia, andata in scena per la prima volta nel 1808, narra la storia di Adamo, un giudice del villaggio olandese di Huisum che deve intentare un processo per scoprire il colpevole che ha rotto una brocca a casa di sua cugina Comare Marta e di sua figlia Eva. In questo compito è aiutato dal cancelliere Licht e dal Consigliere, Supervisore di Giustizia, Walter da Utrecht.

Già da questa breve sinossi, si può individuare la chiave di lettura della commedia che certamente trascende la semplice e casuale rottura di una brocca. Infatti, la domanda di fondo è la seguente: chi ha osato attentare alla verginità dell’avvenente fanciulla Eva?

           

Per noi campani, lettori de Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, il quesito non è nuovo ripensando alle vicende de La gatta Cenerentola, ma nel testo del drammaturgo tedesco la questione si complica in quanto proprio il giudice integerrimo che dovrebbe scoprire il colpevole si rende protagonista di questa infamante azione ma tutti, a partire da Eva, tendono a nascondere la verità. Perché?

Perché nella Verità coesistono tante verità quanti sono i pezzi della brocca frantumata.

I personaggi della commedia rendono impossibile o quanto meno difficile il raggiungimento di un’unica verità.

Sull’innocenza di Eva e sul colpevole viene steso un velo di false accuse, di bugie, di depistaggi, di intrighi e di sospetti che rallentano la scoperta del colpevole e una piena giustizia.

Adamo resta sempre e solo un uomo con i suoi limiti e le sue fragilità. Eva, per una sorta di timore reverenziale dovuto al grado di parentela e alla funzione di Adamo, è una fanciulla candida e inesperta anche se durante il dibattimento si mostra incline al compromesso. Comare Marta mescola bene “le carte” per sottrarsi alla sua responsabilità genitoriale di “custode” della verginità filiale. Roberto, il fidanzato di Eva e suo padre non riescono a rendere credibile la loro estraneità ai fatti perché le loro voci si mescolano a quelle degli altri personaggi in modo confuso. Il cancelliere Licht, il cui nome in tedesco si traduce con Luce, non riesce ad “illuminare” il cammino verso la verità. Il Supervisore di Giustizia, con il suo pedissequo richiamo ad imbastire un processo rispettoso delle regole e della legge in effetti ne rallenta la conclusione.

Tutti i personaggi si ingannano a vicenda e ”l’inganno è la perversa abilità di fornire false verità che procurano beneficio al bugiardo di turno”, come recita un mefistofelico personaggio introducendo la rappresentazione.

        

Alla fine si scopre che La brocca rotta è stata ridotta in pezzi dal Diavolo e il Diavolo non si può processare!

La commedia ha tempi perfetti di comicità irridendo ai temi della giustizia e del male e in questo c’è la sua profonda attualità, in un’epoca come la nostra che ha fatto del relativismo la sua bandiera.

I riferimenti biblici sono notevoli e costanti a partire dai nomi dei protagonisti, all’uso simbolico ed esoterico della brocca che compare nell’Antico Testamento (Geremia 19), alle incisioni di Albrecht Durer, in particolare una dal titolo “Sol iustitie” che raffigura Cristo, Supremo Giudice, seduto su un leone con bilancia e spada.

La versione proposta al Teatro Mercadante, tradotta da Gianni Garrera, rispecchia appieno la simbologia e la comicità del testo basato su alcuni “doppi sensi” che alludono alla sessualità, ma mai in modo volgare.

Nella costante ricerca della “verità-vera” gli interpreti principali Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, coppia ben assortita in teatro come nella vita, sfoggiano le loro capacità attoriali e sono pienamente credibili nei ruoli del giudice e della comare. Il primo, da vero e potente “attore consumato”, recita con disincanto e naturalezza la sua parte di inquirente e inquisito e, la seconda, possiede tutte le caratteristiche della ”pettegola del paese” ovvero grande dialettica, spregiudicatezza e lingua lunga e affilata.

Anche gli altri interpreti sono ben affiatati in scena e meritano di essere menzionati: Andrea Renzi (Walter), Valeria Contadino (Comare Brigida), Antonello Cossia (Licht), Carlo Di Maio (Vito Tumpel), Silvia Siravo (Eva), Fortuna Liguori (Domestica)i, Annabella Marotta (Domestica), Umberto Salvato (Usciere), Francesco Scolaro (Roberto).

               

Il successo dello spettacolo sta nella coralità dell’interpretazione e nella regia puntuale e precisa che strizza l’occhio al genere giallo, senza però scadere nella sola ricerca del colpevole perché nel testo c’è ben altro.

Ricordiamo che le scene sono di Antonio Fiorentino, i costumi di Marianna Carbone e le musiche di Matteo Musumeci. Una particolare attenzione merita il trucco dei personaggi realizzato dalla coppia Vincenzo Cucchiara e Tiziana Passario. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale.