Music & Theater

«Il calore pulsante del Sud», Elisa chiude il Palasport 2026 a Eboli

Foto di Angelo Tortorella

Elisa ha chiuso il suo Palasport 2026 al PalaSele di Eboli con la stessa intensità con cui l'aveva aperto mesi fa a Jesolo alla data zero: un tour che ha attraversato tutta l'Italia collezionando sold out su sold out, e che ha scelto il Sud, «il calore pulsante del Sud», come lei stessa lo ha chiamato, per salutare tutto. Il PalaSele stracolmo si è rivelato all'altezza delle aspettative: un pubblico campano partecipe, commosso, presente. Sul palco con lei musicisti di grande talento e un potente quartetto vocale: Andrea Rigonat alle chitarre, Matteo Bassi al basso, Will Medini alle tastiere, al pianoforte, al sintetizzatore e all'organo Hammond, Giovanni Cilio alla batteria e alle percussioni e le coriste Bridget Mohammed, Sharlotte Gibson, Jessica Childress e Chiara.
Il concerto si apre con un'Overture strumentale che lascia quasi immediatamente il passo a Un filo di seta negli abissi, terzo singolo estratto dall'album L'anima vola (gennaio 2014), un brano scritto interamente da lei che racconta la fragilità dell'amore con immagini di bellezza quasi poetica. Poi accade qualcosa di inaspettato e meraviglioso.
«Eboli, siete caldissimi, un regalo dal cielo. Vorrei ringraziarvi per questo affetto enorme. Questo è un omaggio al grandissimo Lucio Dalla e a tutto il Sud, cuore pulsante, calore del mondo e parte delle mie più profonde radici». Le radici, appunto: il padre di Elisa, Marino Toffoli, è originario di Gallipoli, e quella dichiarazione d'amore al Sud non era retorica da palcoscenico, era vera, carnale, biografica. Sulle note di quella premessa, Elisa intona Caruso, il capolavoro di Lucio Dalla.
Il concerto prosegue con Stay, una delle ballate più intime del suo repertorio, poi con Labyrinth, uno dei primi grandi singoli della sua carriera, estratto dal secondo album, ipnotico, con l'invito al pubblico ad alzare le mani, batterle e cantare con lei, gesto che si ripeterà più volte nel corso della serata. Esegue quindi Luce (Tramonti a Nord Est), la prima canzone di Elisa in italiano, scritta insieme a Zucchero Fornaciari e alla madre, con cui vinse il Festival di Sanremo 2001, e subito dopo O forse sei tu, che a Sanremo si aggiudicò il secondo posto. Poi si rivolge al pubblico: «Volete ascoltare questa canzone nuova? Dovete dirmi "Ma certo!"», e presenta Amore è, inedito che uscirà proprio in questi giorni, anticipato nel corso del tour.


Ogni tanto Elisa si sofferma a leggere i cartelli che i fan sventolano in aria: un coinvolgimento del pubblico semplice e bellissimo. «Torniamo indietro al 2001?» e attacca Heaven Out of Hell, dove dal vivo la voce mostra tutta la sua estensione e il suo controllo. Seguono Dancing, poi Yashal dalle atmosfere orientaleggianti, interpretata insieme alle coriste, Tua per sempre, e Broken, dove folk e pop rock si fondono in un brano che dal vivo fa sempre il suo effetto. Arriva poi Ti vorrei sollevare, grande successo radiofonico e di classifica condiviso con Giuliano Sangiorgi dei Negramaro.
Esegue Anche fragile, pubblicata nel 2009 nell'album Heart, dichiarazione di accettazione della propria vulnerabilità: «Vieni qui, ma portati gli occhi e il cuore». Poi Se piovesse il tuo nome, scritta da Calcutta, Vanni Casagrande e Dario Faini, contenuta nell'album Diari Aperti (2018). Quindi arriva la seconda sorpresa della serata: «Devo fare una canzone che parla degli orrori della guerra, della violenza. È una canzone senza tempo, bellissima. Un omaggio a una cantante gigantesca e compositrice di una band leggendaria, i The Cranberries». Ed esegue Zombie, brano scritto nel 1994 in risposta agli attentati dell'IRA in Inghilterra, in una versione potente e personalissima.
Segue una lunga suite che attraversa il repertorio in lingua inglese, tratto principalmente da Heart (2009): Shadow Zone, Bitter Words, Inside a Flower, Your Manifesto, Cure Me e infine NEON – Le Ali, brano in collaborazione con Marracash, che chiude il blocco con energia urban. Poi esegue Vivere tutte le vite (2019, da Diari Aperti, scritto con Federica Abbate e con la partecipazione di Carl Brave), la title track L'anima vola, primo album interamente in italiano debuttato al primo posto della classifica con doppio disco di platino, e No Hero, manifesto di resilienza scritto per la sua migliore amica, per sé stessa e per chiunque abbia incassato qualche botta ma voglia continuare a sognare. Canta poi la bellissima Rainbow, dalla melodia cristallina e dal testo sospeso tra speranza e malinconia, e chiude il secondo set con Together, brano corale per eccellenza, il pubblico con le mani alzate a cantare ogni parola.
Prima del gran finale, Elisa si ferma e racconta: «Ho conosciuto due bambine dolcissime, e una di loro canta con una voce da angelo. Sono due bambine speciali perché hanno dovuto affrontare delle cose molto dure, però loro sono state, e sono, fortissime, e sono un esempio per me. Sono contentissima di sapere che una delle due aveva voglia di venire qui oggi a cantare una canzone con me: è molto giovane, ha un sogno speciale, il sogno di cantare. Non sarà facile salire qui con voi, sarà emozionatissima, e poi abbiamo fatto solo una prova oggi, ed è fantastica. Quindi vorrei l'applauso più grande possibile per Maria». Ed Elisa canta insieme a Maria Eppure sentire (un senso di te), mandando in delirio il PalaSele.


Il finale si apre con Gli ostacoli del cuore, scritta da Luciano Ligabue, che ha raccontato di averla composta in un pomeriggio volendo subito sentirla cantare da Elisa, primo singolo della cantante pubblicato esclusivamente in digitale (2006), rimasto nella top 10 dei download per circa quattro mesi. Poi un ultimo saluto al pubblico: «Eboli, vi voglio bene, siete incredibili. Questa è la canzone della buonanotte, sempre scritta da Luciano, ed è un modo bellissimo per dirci ciao. Questo è stato un tour straordinario e mi sento tanto fortunata. È stato un tour liberatorio, in cui ci siamo permessi di aprirci. Ho visto tante volte le persone aprirsi: ci siamo connessi, abbiamo lasciato andare, abbiamo lasciato che uscisse tanto. Per me questo è il senso della musica, come strumento, e non è mai una cosa che si fa da soli, è sempre qualcosa che succede quando siamo insieme. Questi sono i concerti live, questa è l'energia che poi uno si porta a casa. Anch'io me la porto a casa, e mi serve per capire che quello che conta nella vita, e anche nella musica, è che una canzone è tutto. Quindi grazie a voi per tutto questo amore, questa verità, questa onestà, tutto quello che ci siamo dati di cuore. Grazie davvero a tutti».
Chiude definitivamente il tour con A modo tuo, scritta interamente da Ligabue come dedica alla figlia Linda. Da poco diventata mamma della piccola Emma, Elisa canta alla figlia questa poesia, lasciandole la mano nel bel mezzo del suo girotondo per permetterle di andare nel mondo. Una chiusura perfetta.
Elisa è una delle poche artiste italiane in grado di tenere un palasport per quasi tre ore senza un momento di cedimento: non nell'energia, non nella voce, non nella connessione con il pubblico.