Music & Theater

Edipo Re di Sofocle riletto dal regista Robert Wilson al Teatro Mercadante di Napoli fino al 20 gennaio 2019.

L’Edipo Re di Sofocle, riletto e riadattato liberamente dal grande regista texano Robert Wilson, approda al Teatro Mercadante di Napoli per restarci fino al prossimo 20 gennaio dopo aver esordito al Teatro Olimpico di Vicenza e poi al Teatro Grande di Pompei lo scorso luglio nell’ambito della seconda edizione di Pompeii Theatrum Mundi riscuotendo successo di pubblico e critica.
Il testo di Sofocle, rappresentato per la prima volta nel 429 a.C. al Teatro Dioniso di Atene, si avvale per noi contemporanei della traduzione di Ettore Romagnoli, datata 1926 cui si collegano citazioni della traduzione che Orsatto Giustiniano fece per lo spettacolo inaugurale del magnifico Teatro Olimpico palladiano il 3 marzo 1585.
Le novità di quest’allestimento sono molteplici. Innanzitutto le parole pronunciate da Edipo e da Giocasta risuonano nel teatro non solo in italiano ma in greco antico e in altri idiomi per sottolineare l’attualità di un mito qual è appunto quello di Edipo che va oltre il tempo e ogni confine geografico e culturale. Le musiche originali sono composte dal clarinettista siriano Kinan Azmeh e dal sassofonista americano di New Orlèans Dickie Landry che resta in scena per tutta la durata dello spettacolo. Gli interpreti principali sono due attori prestigiosi: Angela Winkier che ha già lavorato con Wilson al Berliner Ensamble e il nostro Mariano Rigillo che suggella la sua lunga e fortunata carriera d’attore con questo ruolo sotto la direzione del grande regista americano.

                          
Lo spettacolo proposto rimane tuttavia nel suo impianto classico: cinque parti e un prologo tutte caratterizzate da materiali scenici diversi. Si va da alcune assi di legno gettate con fragore a terra, ai rami secchi, alle lastre di metallo calpestate, ai rami verdi di una danza aborigena propiziatoria alla fertilità, alle sedie pieghevoli che vengono buttate in aria, al cartone catramato che riproduce una caverna.
Ciascun materiale utilizzato diventa un simbolo per spiegare le alterne vicende di Edipo e sta allo spettatore coglierne il significato profondo.
La platea è illuminata da una luce che a tratti diventa accecante e costringe il pubblico a chiudere gli occhi proprio come Edipo che diventa cieco. Infatti, il tema centrale della rappresentazione è il rapporto del protagonista con l’oscurità. Edipo vuole fare luce sull’assassinio di Laio per liberare la città di Tebe dalla pestilenza ma finisce per non sopportare il peso della verità e si acceca e tutte le profezie, alle quali inutilmente tenta di sfuggire si avverano compresa quella di sposare sua madre Giocasta e avere ben quattro figli da lei.

                        
Nell’intervista rilasciata ad Anita Curci per il bimestrale Proscenio, alla domanda: “Che cosa è un mito e cosa quest’opera può insegnare all’uomo contemporaneo?”, il regista Robert Wilson risponde in modo ermetico:«É come quello che si scorge in un batter di palpebre, uno sguardo interiore equilibrato da una visione esteriore.» 
Il grande attore Gabriele Lavia, nel suo bel libro intitolato Se Vuoi Essere Contemporaneo Leggi I Classici edito nel 2017 da Mondadori e forte dei suoi quattro allestimenti dell’Edipo Re, così spiega il personaggio a pagina 98:«L’enigma è il fondamento di Edipo. Lui, uomo cieco dal piede ferito e dal cammino incerto, ha il fondamento dell’inesplicabile,  dell’indicibile, dell’insondabile enigma. La strada di Edipo è la strada dell’uomo che non vedrà mai luce o certezze. É una strada che inizia nel buio e finisce nel buio. L’uomo non può mai ottenere risposte ma solo porsi domande.»

                         
Noi pensiamo anche che ciascuno di noi non può sfuggire al proprio destino e ci rifacciamo al mito di ER di platonica memoria.
I grandi testi classici vanno rappresentati perché stimolano la conoscenza di noi stessi, degli altri e del mondo.
Noi siamo grati al regista Robert Wilson per questo nuovo e azzardato allestimento nelle forme dell’EDIPO perché smuove pensiero e coscienza e ci spinge a ricercare la verità insieme alla luce.