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Amélie Nothomb e la sua Sete. Recensione

“Per provare la sete occorre essere vivi. Io ho vissuto così intensamente da morire assetato. Forse è proprio questa la vita eterna”. Amélie Nothomb

Dal 20 febbraio scorso è nelle librerie Sete della scrittrice Amélie Nothomb, edito da Voland, Collana Amazzoni, pag 128, traduzione di Isabella Mattazzi, 16 euro. Si tratta del suo 28esimo romanzo, arrivato secondo al prestigioso Premio Goncurt 2019, vinto da Jean Paul Dubois per Tous les hommes n’habitent pas le monde de la meme facon, un romanzo nostalgico sulla perduta felicità. I giurati avrebbero dovuto osare di più, assegnando il premio alla Nothomb che in questo scritto originale e dissacrante non si è fatta spaventare dalla Sacre Scritture, dando voce e corpo a Gesù per offrire ai suoi numerosi lettori una versione personalissima della Passione del Figlio di Dio.

Se restringiamo il campo al solo ‘900, numerosi sono stati gli scrittori e i poeti che sono rimasti affascinati dalla figura di Gesù e ne hanno parlato nelle loro opere da credenti o da laici. Pier Paolo Pasolini scriveva:”É lui il problema”, Paul Claudel ammoniva:”Dio cammina attraverso la Terra come un seminatore e prende il suo cuore a due mani e lo getta su tutta la superficie del Mondo”, Josè Saramago nel romanzo Il Vangelo secondo Gesù presenta il Cristo come vittima di un Dio dispotico che per affermare il suo potere lontanissimo da quello salvifico della Redenzione, pretende la morte di Gesù sulla croce.

Amélie Nothomb ci presenta nel romanzo un Gesù umano, afflitto da una sete che nessuna acqua può estinguere e, parlando in prima persona, la notte prima della sua crocifissione, si arrabbia, si indigna, mette in discussione il sacrificio a cui è destinato dal Padre e gli stessi concetti di Amore e Redenzione partendo dal presupposto che le persone cambiano solo se questa esigenza parte da loro stessi ed è rarissimo che ciò accada.

L’avere sete lo porta a riflessioni estreme sulla sua condizione, confessa il suo amore carnale per la Maddalena e le sue preoccupazioni di figlio verso sua madre ma soprattutto che il suo immolarsi sulla croce non salverà nessuno.

                         

Amélie Nothomb ha sempre voluto scandalizzare i suoi lettori e questa volta ci è riuscita alla grande.

Il romanzo è potente e spinge il lettore a riflettere non solo sulla figura controversa del Cristo ma anche sulla condizione umana e sul potere salvifico della fede che è un dono da custodire ed alimentare.

La natura divina di Gesù lascia spazio a quella umana con le sue fragilità, dolori, angosce. É un uomo disperato che teme la morte ma soprattutto la paura della crocifissione. E poi la sete, ”l’istante in cui l’assetato porta alle labbra un bicchiere d’acqua è Dio”. “La fine della fame è la sazietà, la fine della stanchezza è il riposo, la fine della sofferenza è il conforto ma la fine della sete non ha un nome”.

Per invogliarvi all’incontro con la scrittrice e a leggere il romanzo, ve ne proponiamo l’incipit: “Ho sempre saputo che mi avrebbero condannato a morte. Il vantaggio di avere una certezza come questa è che posso accordare la mia attenzione a quanto lo merita davvero:i dettagli… Quando mi sono ritrovato solo nella cella,dopo il processo, ho capito cosa volevano farmi provare: la paura”.

E nella copertina si legge: “É una preghiera urlata come un tributo alla vita, come un inno alla fragilità dell’umano, alla gioia del corpo, all’abbandono dei sensi, alla paura, alla sofferenza, alla compassione, a quella strana cosa che si chiama Amore”.

Notizie biografiche

Amélie Nothomb è nata a Kobe, in Giappone nel 1967 da genitori diplomatici e ora vive tra Parigi e Bruxelles. Scrittrice di culto, non solo in Francia, ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino. Spesso dai suoi romanzi,tradotti in 45 lingue, sono state realizzate opere teatrali e cinematografiche. A questo proposito ricordiamo Né di Eva né di Adamo trasposto nel film Il fascino indiscreto dell’amore diretto da Stefan Liberski con Pauline Etienne e Taichi Inoue.

Anticonformista ed eccentrica veste sempre di nero indossando un cappello sullo stile Cappellaio Matto.

Ha sofferto in passato di anoressia e si impone di scrivere minimo 4 ore al giorno e di pubblicare un libro all’anno, a fine agosto.