Tornò al nido… e altre Titine al Teatro Sannazaro con Antonella Stefanucci

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Tornò al nido… e altre Titine al Teatro Sannazaro con Antonella Stefanucci

Foto di Salvatore Pastore

Nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia sotto la direzione artistica di Roberto Cappuccio, al Teatro Sannazaro è andato in scena, in prima assoluta, lo spettacolo Tornò al nido… e altre Titine su testi di Titina De Filippo con libero adattamento e regia di Antonella Stefanucci. Gli interpreti oltre alla stessa Stefanucci nel ruolo di Chiarina sono: Adele Pandolfi (Dorotea), Lucianna De Falco (Federica), Gino Curcione (Saverio), Carmine Borrino e Eva Sabelli (i due ospiti). Le scene e i costumi sono rispettivamente di Tony Stefanucci e Carla Colarusso, produzione Compagnia del loto di Stefano Sabelli Teatrimolisani.

A sipario chiuso, viene letta una lettera di Titina che risponde al noto critico teatrale Renato Simoni che aveva definito con il termine “blocco” il sodalizio artistico dei tre fratelli De Filippo auspicandone una collaborazione stretta e imperitura. Titina dice testualmente:«Un giorno diedi un urlo e volli assaggiare la gioia dell’indipendenza… Meglio un successo di “blocco” in meno e tre uomini liberi in più!».

Il sipario si apre e, avendo come sfondo un cielo stellato e una luna piena su un fondale campestre, appaiono tre figure femminili. Dai loro dialoghi comprendiamo che sono sorelle e si chiamano: Federica, Chiarina e Dorotea. Vivono in una casa di campagna assieme al loro vecchio servitore mezzo sordo Saverio. Stanno per andare a dormire, ma qualcuno bussa alla porta. Chi sarà mai? Un uomo e una donna che chiedono ospitalità per una notte…

L’ingresso di questi due nuovi personaggi costituisce il pretesto utilizzato dalla Stefanucci per inserire nei dialoghi frasi, battute e ricostruire situazioni che rimandano a commedie e film interpretati dai fratelli De Filippo.

Nelle note di regia si legge:«Questo progetto è frutto di incursioni, rotture e attraversamenti nell’opera drammaturgica di Titina De Filippo, come autrice forse meno nota e frequentata rispetto ai fratelli ma i cui testi ci appaiono moderni e attuali. Titina scriveva in maniera delicata, pittorica, sublime nella sua onirica semplicità tra ilarità e malinconia… le sue commedie hanno un linguaggio quotidiano e contemporaneo e da bravissima interprete ha raccontato e descritto divertentissimi e caustici personaggi femminili. Come un esercizio di stile ci metteremo a giocare per ridare vita a queste figure che raccontano di salotti, di balconi sul mare, di case di campagna, musicisti, giocatori, capitani di marina, nobiltà decadute, governanti, figli illegittimi, amanti in fuga».

Lo spettacolo si propone, quindi, un obiettivo molto ambizioso che purtroppo non viene centrato.

Il lodevole proposito espresso viene disatteso per una serie di motivi che cercheremo di esporre in modo chiaro. Il primo è che si dà per scontata la conoscenza da parte del pubblico della vasta produzione teatrale e cinematografica dei tre fratelli De Filippo. L’inserire forzatamente nell’intreccio parole e situazioni che rimandano ad opere quali Filumena Marturano o al film del 1956 diretto da Camillo Mastrocinque “Totò Peppino e i fuorilegge”, non significa dimostrare la modernità dei testi e lo spessore dei personaggi femminini degli scritti teatrali di Titina. Sarebbe stato opportuno, anche se scontato, allestire 1 delle 21 commedie scritte dalla primogenita dei fratelli De Filippo per ottenere un tale risultato. Inoltre, la recitazione dei pur bravi e talentuosi attori, in particolare Borrino, De Falco e Pandolfi, è risultata affettata, macchiettistica e poco credibile se l’intento confessato era quello di ricalcare le atmosfere delle Tre sorelle di Cechov, “autore di sicuro riferimento per Titina –autrice”.

Il profetico giudizio dell’autore critico teatrale Simoni avrebbe trovato la sua ragion d’essere nello spettacolo della Stefanucci ovvero:«meglio il blocco che una Titina svilita e quasi irriconoscibile».

Dulcis in fundo il ricorso al celeberrimo brano tratto dal film Tempi Moderni del 1936 di Charlie Chaplin.

Ma no, forse in questo ci stiamo sbagliando: anche noi cerchiamo la Titina (De Filippo) ma purtroppo, come nella canzone, non l’abbiamo trovata.

L’essenza della vera ed autentica Titina risiede nell’omonima poesia scritta da Eduardo e nella biografia redatta dal figlio Augusto Carloni dal titolo Vita di una donna di teatro Ed. Rusconi Collana Gente nel tempo 1984.