“Se Morissi Domani Sarei Una Ragazza Felice” Amy Winehouse

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“Se Morissi Domani Sarei Una Ragazza Felice” Amy Winehouse

Oggi Amy Winehouse avrebbe compiuto 35 anni.
Era il 23 luglio del 2011 quando, nella sua casa di Camden Town, periferia di Londra, venne trovata senza vita.
Il suo decesso fu attribuito ad uno shock chiamato “Stop And Go“ che sopraggiunge in seguito all’assunzione di una massiccia dose di alcolici dopo un lungo periodo di astinenza.
I problemi di salute di Amy non erano riconducibili solo all’alcol. Faceva uso di sostanze stupefacenti e soffriva di disturbi alimentari.
La storia della sua vita è raccontata nel film-documentario AMY, diretto nel 2015 dal regista di origini indiane Asif Kapadia.
Il filmato iniziale ce la mostra appena quattordicenne mentre canta Happy Birthday durante una festa di compleanno per una sua amica di scuola. L’ultimo filmato è datato 18 giugno 2011 e la vede smarrita e fragile a Belgrado, ospite del Tuborg Festival.
Le immagini scorrono impietose. Il pubblico la fischia e la deride e qualcuno le getta addosso pezzi di carta e bicchieri di plastica.

        
Su quel palco è come un angelo morente. Per gli organizzatori dell’evento è solo una fonte di guadagno.
Eppure Amy ha una voce unica, incredibile, capace di trasmettere ogni stato d’animo.
É la precorritrice di quello che i critici musicali chiamano “Soul Bianco” e che influenzerà, in particolare, le cantanti Duffy e Adele. É la cantante che ha venduto migliaia di dischi con l’album Frank, vincitore di ben 5 Grammy Awards (record imbattuto per una cantante britannica al suo album di esordio).
Nella sua vita l’incontro “fatale” è con Blake Fielder Civil  che la porterà all’autodistruzione.
É lui che la “inizia” all’assunzione di droghe e al bere, è lui che la manovra e la sfrutta, è lui che lentamente ma inesorabilmente la priva di ogni energia e voglia di vivere.
I genitori ed il fratello Alex sono impotenti. Amy lo ama al punto da sposarlo e pagare ogni suo debito, anche quelli con la giustizia.
Nel libro intitolato “Amy Mia Figlia”, scritto nel 2012 da suo padre Mitch ed edito da Bompiani, c’è il racconto  dettagliato del rapporto tormentato tra Blake e la cantante .
Soltanto pochi anni prima Amy diceva:«Tutto mi dà ispirazione, tutto ciò che accade nella vita.».

                    
Dei tre album che ci restano: 2003 Frank- 2006 Back To Black- 2011 Lioness:Hidden Treasure (pubblicato pochi  mesi dopo la sua morte e che prende il titolo da un ciondolo a forma di leonessa che la nonna Cynthia le aveva regalato), sicuramente il secondo è il suo capolavoro.
Se riuscissimo ad ascoltarlo analizzandone i testi  senza essere influenzati dal ricordo della sua fine prematura, potremmo apprezzarne al meglio gli spunti originali e creativi e “leggere” nel profondo della sua anima già tormentata.
Di lei hanno detto: “Ha un alveare in testa. Ha preso in prestito l’acconciatura da The Ronettes e il trucco di Cleopatra” (Alex Foden); Patty Smith nel suo album Bunga  le ha dedicato una canzone dal titolo “This Is The Girl” che dice:«É la ragazza per la quale sono state versate tutte le lacrime. Questo è il vino della casa
Non sapremo mai quanti altri capolavori avrebbe composto Amy!
Per tutti coloro che l’hanno amata attraverso le sue canzoni e ne serbano nel cuore il ricordo Amy è viva! 
Possiamo sostenere la Fondazione a lei dedicata che si  occupa di aiutare soprattutto i giovani con problemi economici o di salute o affetti da dipendenze.